Il commento
Alleati sì, vassalli mai: tutto andava bene con Trump fino a quando gli è stato detto ‘no’
Donald Trump non sembra intenzionato a cessare la polemica contro l’Italia e contro Giorgia Meloni, e lo ha dimostrato nell’ultima conferenza stampa dove, dopo aver dispensato le sue riflessioni sul dimissionario Primo Ministro del Regno Unito – il cui tocco più leggero è stato un lapidario “non era certo Winston Churchill, ve lo posso garantire” -, ha rimarcato come Italia e Germania siano state “pessime”.
Donald Trump – ed in questo non ha una visione diversa dai suoi predecessori e probabilmente da quelli che saranno i suoi successori – non si attende nulla né dalla Francia né da altri alleati che hanno sempre navigato in autonomia e un po’ distanti dal legame profondo con Washington; ma Londra, Roma e Berlino sono cosa ben diversa. Londra è da sempre “l’alleato” per eccellenza, l’ex madrepatria, e Roma e Berlino, come Tokyo, i nemici di un tempo e i super alleati di oggi. Con l’elemento unico della freddezza che ha caratterizzato i rapporti con Starmer e aperto le porte alle strategie italiane.
Tutto andava bene fino a quando gli alleati hanno detto “no”, un no che a Washington è parso come un tradimento, una mancanza di reciprocità, e che ha prodotto l’ira di Trump, manifestata con quell’irruenza che lo caratterizza. Gli Stati Uniti dicono questo: le alleanze non sono a senso unico; se voi avete bisogno d’aiuto noi ci siamo, non solo vi proteggiamo, ma garantiamo da oltre ottant’anni la vostra sicurezza. Siamo, insomma, a credito. Di più: il nostro nemico è anche il vostro, perché l’Iran è il nemico giurato dell’Occidente. Al primo no ha fatto seguito anche il secondo, quando gli USA volevano mettere insieme una forza navale in grado di forzare Hormuz. Che alleanza è quella in cui gli alleati non rispondono alla chiamata?
Poi c’è però l’altra faccia della medaglia, e qui la musica cambia. La scelta di iniziare le operazioni militari è stata condivisa con gli alleati? Si è valutata la diversa natura dei poteri che ha il Presidente degli Stati Uniti rispetto a Giorgia Meloni e Merz? Ci si è chiesti se le opinioni pubbliche europee siano pronte alla guerra? No. L’elemento centrale dell’alleanza è la reciprocità, la lealtà, ma anche la capacità politica di comprendere le difficoltà in cui si trovano nazioni che stanno affrontando il riarmo subendo internamente la cantilena di chi, per racimolare quattro voti, ha sposato la causa pacifista e suicida. Ma Trump deve cogliere una sfumatura non marginale: quella che distingue gli alleati dai vassalli.
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