Il ricorso della LAV
Attacchi della cornacchia aggressiva: tra beccate ai passanti e ordinanza di abbattimento la vicenda che fa discutere Pordenone
A Pordenone c’è una cornacchia che da mesi tiene in scacco un intero quartiere e che, nel giro di poche settimane, è riuscita a trasformarsi da semplice presenza urbana a caso nazionale. La vicenda si concentra in via Damiani, dove il volatile ha più volte attaccato i passanti con improvvise picchiate e beccate alla testa, provocando in alcuni casi ferite e lacerazioni. Un comportamento che ha generato preoccupazione tra i residenti e costretto l’amministrazione comunale a intervenire, fino ad arrivare alla decisione più drastica: autorizzarne l’abbattimento. Una scelta che ha però acceso un duro scontro con il mondo animalista e aperto un dibattito che va ben oltre i confini della città friulana. Secondo quanto ricostruito dagli esperti, la cornacchia non sarebbe affetta da particolari anomalie comportamentali. Al contrario, il suo atteggiamento aggressivo rientrerebbe in una dinamica ben conosciuta dagli studiosi della fauna selvatica urbana. Il volatile avrebbe infatti costruito il proprio nido in una zona particolarmente frequentata e la presenza dei pulli avrebbe innescato un forte istinto di protezione. Chiunque transiti nelle vicinanze verrebbe percepito come una minaccia potenziale, inducendo l’animale a mettere in atto vere e proprie azioni difensive. Episodi simili sono stati documentati in numerose città italiane ed europee, soprattutto durante il periodo della nidificazione, quando molte specie diventano particolarmente territoriali.
Nonostante le spiegazioni scientifiche, il problema è diventato sempre più difficile da gestire. I tentativi di allontanamento e cattura messi in campo dal Comune non hanno prodotto i risultati sperati e la cornacchia ha continuato a presidiare la propria area, attaccando chiunque si avvicinasse troppo al nido. Alcuni cittadini hanno raccontato di essere stati colti di sorpresa durante una semplice passeggiata, mentre altri hanno riferito di aver modificato i propri percorsi abituali per evitare la zona. Con il passare delle settimane il caso ha assunto dimensioni tali da richiedere un intervento formale dell’amministrazione. Nei giorni scorsi il sindaco Alessandro Basso ha quindi firmato un’ordinanza che prevede anche la possibilità dell’abbattimento dell’animale. Una decisione motivata dalla necessità di garantire la sicurezza pubblica e di prevenire ulteriori episodi che potrebbero mettere a rischio l’incolumità dei cittadini. La misura, tuttavia, ha suscitato immediate polemiche e una forte mobilitazione da parte delle associazioni per la tutela degli animali, che ritengono sproporzionata la soluzione scelta dal Comune.
Tra le voci più critiche c’è quella della Lega Anti Vivisezione (LAV), che ha annunciato di aver presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale contro il provvedimento. Secondo l’associazione, la condanna a morte del volatile rappresenterebbe una risposta ingiustificata a un comportamento che, per quanto problematico, sarebbe legato a una fase temporanea della vita dell’animale. Gli attivisti sostengono che l’aggressività della cornacchia sia destinata a diminuire naturalmente una volta concluso il periodo di accudimento dei piccoli e che, pertanto, basterebbe attendere ancora qualche giorno per assistere a una progressiva normalizzazione della situazione. A sostegno della propria posizione, la Lav richiama numerosi casi analoghi verificatisi in altre città, dove fenomeni simili si sono risolti spontaneamente senza ricorrere a misure irreversibili. L’associazione sottolinea inoltre come esistano accorgimenti semplici per ridurre il rischio di aggressioni. Tra questi, il più curioso è senza dubbio l’utilizzo di un normale ombrello. Secondo gli animalisti, aprire un ombrello durante il passaggio nelle aree sorvegliate dalla cornacchia sarebbe sufficiente a scoraggiare eventuali attacchi, creando una barriera visiva e fisica tra il volatile e il passante.
La vicenda continua intanto a dividere l’opinione pubblica. Da una parte ci sono coloro che ritengono prioritaria la tutela della sicurezza dei cittadini e vedono nell’abbattimento una soluzione inevitabile dopo mesi di tentativi falliti. Dall’altra ci sono quanti considerano l’animale una vittima delle trasformazioni urbane e sostengono che la convivenza con la fauna selvatica richieda maggiore pazienza e capacità di adattamento. In attesa che il Tar si pronunci sul ricorso, la cornacchia di via Damiani continua a sorvolare il quartiere che l’ha resa famosa, inconsapevole di essere diventata il simbolo di uno scontro sempre più acceso tra esigenze umane, tutela degli animali e gestione degli spazi urbani.
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