Dopo oltre 21 anni di privatizzazione e a quasi tre anni dal crollo del ponte Morandi a Genova, le Autostrade tornano in mano pubblica. Gli azionisti di Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton, hanno dato via libera alla cessione dell’88,06% al consorzio guidato da Cassa Depositi e Prestiti, al quale partecipano anche i fondi esteri Blackstone e Macquarie. Si tratta di una proposta di circa 9,3 miliardi. Gli advisor della cordata sono stati Citi e Unicredit per Cdp, Rothschild per Macquarie e Lazard per Blackstone.

L’88% vale così 7,9 miliardi, di cui 2,38 spettano alla famiglia Benetton, che ha il 30,2% di Atlantia attraverso Edizione e tra 2009 e 2018 ha incassato 6 miliardi di dividendi mentre – ha calcolato l’ufficio studi e ricerche di Mediobanca – gli investimenti in manutenzione calavano da 1,1 miliardi l’anno a poco più di 500 milioni.
Si prevede la riduzione degli indennizzi a fronte di alcuni contenziosi oggetto di special indemnities, (il cui cap complessivo è sceso da Euro 1.510 milioni ad Euro 871 milioni) oltre a una puntuale condivisione della gestione degli stessi, nonché il riconoscimento di una ticking fee pari al 2% annuo sul prezzo dal 1° gennaio 2021 alla data del closing dell’operazione. Hanno espresso voto contrario solo 60 azionisti, pari al 12,75% del capitale rappresentato e si sono astenuti 12 azionisti pari allo 0,39% del capitale rappresentato. All’Assemblea hanno partecipato 1.201 azionisti, pari al 70,39% del capitale sociale della Società.

Di fatto gli azionisti hanno votato in modo compatto per l’unica offerta sul tavolo, dopo che anche dagli spagnoli di Acs (guidati da Florentino Perez, presidente del Real Madrid) non era arrivata alcun interessamento formale. L’ok dell’assise era stato anticipato nell’assemblea del 29 marzo scorso, quando i soci Edizione e Fondazione Crt chiusero definitivamente la porta alla strada della scissione. Il verdetto fa felici anche i mercati, con Atlantia che chiude come miglior titolo di Piazza Affari (+2,84% a 16,09 euro).

Il cda di Atlantia è già stato convocato il 10 giugno per le determinazioni finali dopo il voto, con la firma dell’accordo che dovrebbe avvenire entro giugno. Per il closing si dovrà attendere l’inizio del 2022, ma Aspi già da luglio virtualmente finirà nella mani del consorzio guidato da Cdp, il soggetto individuato dal governo Conte 2 nell’estate 2020 per chiudere una querelle con i Benetton che durava dal’agosto 2018.

In questi tre anni si sono susseguite lettere molto dure, trattative anche al limite e offerte di Cassa depositi e prestiti modificate diverse volte. Cosa rimane? L’inizio di una nuova vita per Aspi e la reazione delusa di chi ha perso un affetto con il crollo del Ponte “Siamo molto amareggiati. Non sono sorpresa dell’ok degli azionisti di Atlantia all’offerta per Aspi perché sarebbe stato come rifiutare un terno al lotto – spiega a LaPresse Egle Possetti, portavoce del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi – Io auspico che, visto che Cdp avrà l’ultima parola, spero ci sia un ripensamento e che la contrattazione non vada avanti”.

 

 

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