Venire a conoscenza del contenuto di una indagine a carico del proprio assistito dagli organi d’informazione non è una grande novità. Anzi, si potrebbe tranquillamente affermare che sia la norma. Come non è una grande novità che i colloqui fra l’indagato e il proprio difensore vengano intercettati, e quindi trascritti, dalla polizia giudiziaria. L’ultima tormentata riforma delle intercettazioni non ha risolto tale aspetto che pregiudica in radice il diritto di difesa, costituzionalmente garantito. Il divieto di intercettare le conversazioni fra l’indagato e il suo difensore, infatti, non è assoluto, essendo consentito l’ascolto di ciò che non riguarda l’attività difensiva legata al procedimento in questione.

Per bypassare anche questo flebile ostacolo è comunque sufficiente affermare che l’indagato stia parlando con la propria “compagna” che, incidentalmente, esercita anche la professione forense. L’ultimo caso riguarda l’ingegnere Antonino Galatà, amministratore delegato di Spea Engineering, la società del gruppo Atlantia incaricata della manutenzione della rete autostradale in concessione. Lo scorso 11 novembre la Procura di Genova aveva dato esecuzione ad alcune misure cautelari nei confronti dell’ad di Atlantia Giovanni Castellucci. Il fascicolo riguardava, dopo i due aperti sul crollo del ponte e sulle mancate manutenzioni, gli asseriti errori di progettazione di tratti di barriere fonoassorbenti.

Oltre a Castellucci, venivano posti agli arresti domiciliari alcuni manager e ingegneri della società concessionaria. Leggendo l’ordinanza, riportata integralmente già la stessa mattina dell’esecuzione degli arresti sul sito affaritaliani.it, l’avvocata Roberta Boccadamo veniva a conoscenza che una conversazione con il suo assistito, l’ingegnere Galatà, era stata integralmente riportata. Una conversazione ritenuta particolarmente significativa dagli inquirenti per dimostrare che l’impianto accusatorio sulle barriere antirumore non a norma era fondato.
Il colloquio venne intercettato l’11 dicembre dello scorso anno. Una premessa. L’avvocata Boccadamo assiste l’ingegnere Galatà anche negli altri due procedimenti della Procura di Genova sulle autostrade. All’epoca non aveva formalmente il mandato per quest’ultimo procedimento dove Galatà è indagato in stato di libertà.

Il nome del legale romano era comunque conosciuto dalla guardia di finanza che stava svolgendo le indagini e dal pm Walter Cotugno titolare del fascicolo. Cotugno, per altro, aveva chiesto l’arresto di Galatà in un altro fascicolo. Boccadamo aveva assistito Galatà nelle varie perquisizioni effettuate dai finanzieri in questi anni e aveva anche partecipato all’incidente probatorio effettuato nel fascicolo sul crollo del ponte. Affermare che il difensore è la “compagna” di Galatà è un modo per «conoscere anticipatamente le strategie difensive e le scelte processuali dell’indagato, in violazione del principio di parità delle parti», scrive l’avvocata Boccadamo al gip affinché stralci le telefonate intercettate con il suo assistito.

Chiunque ha letto l’ordinanza sarebbe «autorizzato a ritenere che, un comportamento deontologicamente censurabile, instaurare un rapporto diverso da quello concernente il mandato difensivo», prosegue la legale. L’avvocata, nella sua istanza, ha quindi chiesto l’inutilizzabilità delle conversazioni intercettate con Galatà, ad iniziare da quella dello scorso 11 dicembre. Il gip Paola Faggioni dovrà decidere sull’istanza nei prossimi giorni. Una decisione che non potrà non avere ripercussioni sull’intero procedimento. E che potrebbe togliere all’accusa prove raccolte affermando che Galatà parlava con la “compagna” e non con il proprio avvocato.