Giornalista prestato alla politica, recentemente rieletto per il secondo mandato, Giovanni Toti – ex delfino di Berlusconi, da cui ha preso le distanze – ha vissuto giornate difficili dopo aver fatto partire un tweet molto maldestro sugli anziani “non produttivi”. Lo raggiungiamo mentre la Procura di Genova confina ai domiciliari l’ex a.d. di Autostrade per l’Italia e ex numero uno di Atlantia, Giovanni Castellucci, nell’ambito di un’inchiesta della procura di Genova. Tra Toti e Castellucci, una telefonata adesso agli atti degli inquirenti. Salvare i risparmiatori liguri: questa è l’unica ragione per cui ho discusso telefonicamente con Giovanni Castellucci di un possibile intervento di Atlantia, di cui allora era amministratore delegato, nel salvataggio di Banca Carige.

Di cosa avete parlato?
Si è trattato di un contatto sollecitato da tutti i soggetti interessati al salvataggio dell’Istituto di Credito genovese. A due mesi dalla tragedia del crollo di Ponte Morandi, la Liguria non si sarebbe potuta permettere anche il fallimento del suo Istituto di credito, motivo per cui ogni ipotesi per evitarlo è stata presa in considerazione in quei momenti, compreso un eventuale intervento di Atlantia.

Riparliamo anche del tweet-scivolone sugli anziani, Toti? Le hanno risposto per le rime.
Il tweet, per cui mi sono già scusato per la maldestra sintesi con cui è stato pubblicato, voleva esprimere un concetto che continuo a sostenere: i grandi anziani, gli over 75 sono quelli che purtroppo più spesso finiscono nei nostri ospedali e non riescono a vincere la battaglia contro il virus. Quindi penso che sia doveroso proteggerli, non solo con i progetti che in Liguria abbiamo già realizzato ma, ad esempio, prevedendo fasce orarie a loro dedicate per la spesa o sui mezzi pubblici o mettendo in campo politiche sociali adeguate.

Suo padre cosa le ha detto?
Mio papà, che ha 81 anni ed è stato operato al cuore, ha capito cosa intendevo dire. In questo periodo io stesso, per sicurezza, raramente passo a trovarlo e quando lo vedo adotto tutte le precauzioni necessarie, dall’uso della mascherina al distanziamento, e credo sia un comportamento rispettoso nei confronti dei nostri genitori anziani o dei nonni. Da tempo sostengo che i nostri anziani e le persone più fragili debbano essere tutelate e protette perché sono molto più esposti al Covid-19. Perciò, invece di strumentalizzare per evitare di dare risposte su un tema difficile, qui in Liguria abbiamo messo sul campo iniziative concrete a tutela della fascia più anziana e fragile della popolazione: tra queste, l’estensione del bonus taxi agli over 75, per evitare loro di dover prendere i mezzi pubblici grazie ad una carta prepagata che possono richiedere in modo semplice, ritirare presso gli sportelli bancari e utilizzare con taxi e Ncc.

Lei ha assunto l’interim alla sanità, caso unico in Italia.
In un momento come questo, dove tutti gli sforzi, o quasi, sono concentrati per gestire al meglio un’emergenza non del Paese o della Liguria ma planetaria, ho ritenuto un dovere mantenere la delega alla sanità. Lavoro con una task force già dalla prima fase dell’emergenza. Ci sono specialisti, medici, tecnici e dirigenti di grande qualità.

Funziona?
La collaborazione tra sanità e Protezione Civile funziona perfettamente. Aver tenuto sotto la presidenza della Giunta la delega credo rappresenti una catena di comando più corta, rapida e politicamente autorevole, indispensabile per affrontare questa emergenza in modo efficace.

Sta funzionando il piano vaccini?
Per aiutare il nostro personale medico anche nella diagnosi precoce del Covid e per tutelare le fasce della popolazione più fragili, quest’anno la campagna di vaccinazione antinfluenzale in Liguria è partita con un mese di anticipo. Non solo, sono state ordinate 500mila dosi, ben il 50% in più rispetto all’anno scorso.

Quante già consegnate?
Oltre 390mila

E per il sospirato anti-Covid, ha già una quantità prenotata?
Per quanto riguarda il vaccino Covid, sarà opzionato a livello centrale, nazionale quando ci sarà quello validato e testato e noi siamo pronti come sempre. Ora bisogna lavorare su una serie di regole che stanno ancora ingessando il paese. Si è tanto parlato del modello Genova e del modello Liguria per il ponte Morandi e non si è fatto nulla che assomigliasse a un modello Liguria per la sanità.

Un problema di gestione?
I nostri ospedali non sono in crisi perché mancano i mezzi o le apparecchiature ma perché mancano i medici specializzati e gli infermieri e mancano regole sufficientemente snelle per poter assumere il personale.

Forse non ha neanche più senso tenere il numero chiuso per Medicina…
Noi paghiamo una programmazione sbagliata nel corso degli ultimi 20 anni: per questo abbiamo pochi infermieri, pochi anestesisti, pochi rianimatori e poche professioni mediche. Eppure ancora oggi facciamo concorsi, ma solo da poco e per questa emergenza abbiamo potuto utilizzare i medici non ancora specializzati nei nostri ospedali. La situazione è complessa e c’è bisogno di regole straordinarie per affrontare in modo efficace la pandemia.

Dalla crisi economica come e quando ne usciremo, secondo lei?
Il lockdown, le chiusure per diverse categorie economiche a più riprese, hanno fortemente compromesso l’economia del nostro Paese. Ora che la Liguria è entrata in zona arancione, mi auguro che i ristori per chi subirà i danni maggiori arrivino celermente e non come nella precedente ondata. Di sicuro, questo Paese ha bisogno di regole che ci consentano di spendere le risorse che arriveranno in Italia come, per esempio il Recovery Fund. La capacità di investimento e anche la velocità di realizzazione delle opere sono la chiave del successo, ma l’ostacolo più temibile, oltre alla burocrazia, resta quello della variabile tempo, una sfida che il nostro Paese non può permettersi di perdere se vuole costruire il futuro.

Lei ha un suo partito: Cambiamo. Che figura stabilmente nei sondaggi, rimane un soggetto autonomo nella federazione di centrodestra? O guarda a nuovi scenari?
Cambiamo nasce come soggetto autonomo in un panorama politico in trasformazione, all’interno di cui si era creato uno spazio “vuoto” che i partiti non riuscivano più a riempire. Parlo di quell’area moderata che non si riconosce più nei partiti tradizionali e che vorrei “rianimare”, confrontandomi con tutti.

Una lunga marcia.
I risultati delle ultime elezioni in tante regioni tra cui proprio la Liguria, dove la Lista che porta il mio nome è diventata il primo partito in assoluto con il 22% dei voti, dimostrano proprio questo: il bisogno di una fascia moderata in cui i cittadini possano tornare a credere e a dare fiducia.

Una nuova Forza Italia o c’è di più?
Mi piacerebbe che fossimo in tanti, anche unendo sensibilità diverse, a impegnarci in questo progetto, da cui dipende un’importante fetta del futuro del centrodestra che unito vince come dimostrato in Liguria in questi anni e alle ultime elezioni.

Dicono che assumerà la guida della conferenza Stato-Regioni. Solo rumors o c’è un progetto che la riguarda?
In realtà, a parte qualche voce, nessuno mi ha chiesto formalmente di fare il presidente della Conferenza. Seppur capisco, dopo le ultime amministrative, che gli equilibri andrebbero rivisti nonostante io lavori e abbia lavorato bene con l’attuale Presidente Bonaccini in questo momento, in cui abbiamo tanto da fare per affrontare l’emergenza sanitaria. Ci sono comunque colleghi del centrodestra che stimo, come Fedriga o Zaia, che sono certo farebbero benissimo.