Lucia Azzolina resta “felicissima” del lavoro svolto al ministero dell’Istruzione. È rimasta fuori dal governo Draghi, sostituita da Patrizio Bianchi, già a capo della task force sulla scuola durante la pandemia. Alla Camera, dove siede, l’ex ministra ha votato sì “non perché pensi che questo governo sia il migliore possibile, ma perché credo che il Paese abbia bisogno di un governo in questa fase complicatissima”. Di un’altra cosa è sicura: le scuole devono essere l’ultimo settore a chiudere.

Azzolina è stata molto criticata per la gestione dell’emergenza all’interno delle scuole. In un’intervista a Open torna un po’ su tutto. In particolare sui famosi banchi a rotelle, quelli costati circa 119 milioni di euro e considerati da molti esperti o lavoratori della scuola inutili, se non proprio dannosi. L’ex ministra difende comunque quella scelta: “D’estate lavoravamo al metro di distanza, su indicazione del Cts. Gli scienziati ci dicevano: ‘Se volete aprire le scuole a settembre, dovete mettere i banchi a un metro di distanza’. Io me li ricordo i presidi che iniziavano a costruirsi i banchi monoposto da soli. Non sono soldi sprecati perché quegli investimenti in edilizia leggera e arredo scolastico resteranno anche quando la pandemia sarà finita. I banchi a rotelle, poi, sono usati nelle scuole all’avanguardia di tutta Europa”.

Nessun rimpianto dunque. È pur vero che Azzolina ha ricoperto il suo incarico nel periodo più difficile. Ha quindi criticato l’atteggiamento di certe Regioni, le chiusure indiscriminate, un aspetto sul quale si dovrebbe tornare. “La verità che soggiace a questa disomogeneità si trova nel titolo V della Costituzione: la governance sulla scuola è inefficace perché variegata. Ci sono troppi livelli istituzionali che entrano in conflitto. Io, da ministra, potevo dare un’indicazione rispetto all’apertura o alla chiusura, ma non avevo potere decisionale”.

Al suo successore ha lasciato una bozza di piano per la maturità 2021: soltanto orale come l’anno scorso, una traccia che sembra si voglia seguire. Un passaggio anche sullo stesso Bianchi: “È è stato un assessore del Pd per 10 anni. Non consideratelo un tecnico, è un politico. Io l’ho messo a capo della task force di 18 componenti per il mondo scuola durante la pandemia. L’ho fatto perché ho sempre cercato di coinvolgere tutti gli attori della maggioranza che reggeva il precedente governo: sia chiaro, il nome di Bianchi era una proposta giunta dal mondo Pd”.

Proprio Azzolina era uno dei nomi fatti da Matteo Renzi, che ha aperto la crisi di governo con Italia Viva, portando al naufragio del Conte 2 e all’insediamento di Mario Draghi, da escludere per costruire una nuova maggioranza. Per quello che riguarda la crisi d’identità del Movimento 5 Stelle, al quale appartiene, combattuto tra l’appoggio al governo e i dissidenti ormai espulsi che non hanno votato la fiducia, per Azzolina servirebbe che “ci fermassimo tutti e avviassimo una riflessione interna”.