I due contendenti in corsa al Campidoglio, il tribuno Enrico Michetti scelto dalla leader di FdI Giorgia Meloni, e il dem Roberto Gualtieri, speravano in un’affluenza modesta, ma certamente non così bassa.

Nella Capitale, al secondo turno delle elezioni amministrative alle ore 19 ha votato il 25,28 per cento, in calo di quattro punti rispetto al primo turno, quando l’affluenza alla stessa ora era stata del 29,50 per cento.

I due candidati sindaci di Roma, Michetti e Gualtieri, hanno votato ieri mattina in zona Monteverde. Anche lo sfidante Carlo Calenda, eliminato al primo turno, ha votato in mattinata, comunicando su Twitter di aver segnato la scheda elettorale. “Con aria mesta ma ho fatto il mio dovere“, ha scritto sul social il leader di Azione.

In democrazia si vota. Buon voto a tutti!”. Aveva augurato ieri mattina il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, in un post su Facebook con annessa foto.

Solamente nella mattinata di oggi, alle ore 10, la sindaca uscente Virginia Raggi, sconfitta al primo turno, ha votato per il ballottaggio delle comunali nel suo seggio in zona Ottavia. La pentastellata aveva invece votato nella prima giornata utile delle elezioni amministrative di 15 giorni fa.

Il calo di affluenza

L’astensionismo al secondo turno non sorprende ma certamente fa riflettere sulla affezione politica dei cittadini.

Ma una scarsa affluenza alle urne che riflesso ha sull’esito del voto? Lorenzo Pregliasco, fondatore di YouTrend, parla di crollo dell’affluenza a Roma in una intervista a Repubblica.

Evidenziando come nella periferia, dove Virginia Raggi al primo turno ha capitalizzato il 28 per cento dei consensi e il candidato del centrodestra Enrico Michetti il 40 per cento, ci sia stato l’astensionismo più marcato. “Se l’andamento sarà questo – dice Pregliasco – la partecipazione sarà di meno della metà degli aventi diritto al voto. Partiamo da cifre già basse al primo turno, quindi è ancora più preoccupante. Nelle grandi città è certamente un record negativo. A Roma al ballottaggio del 2013 tra Ignazio Marino per il centrosinistra e Gianni Alemanno per il centrodestra, andarono alle urne il 45 per cento dei romani. Ora si rischia che siano ancora meno“.

Ma come mai tanta disaffezione? “In parte è insita nel meccanismo del ballottaggio che prevede sempre un calo rispetto al primo turno. Chi ha votato candidati che non sono andati allo spareggio, preferisce naturalmente stare a casa“, ossia il 40 per cento mentre Gualtieri e Michetti nel primo round avevano, insieme, “mobilitato il 57 per cento dei consensi, in pratica poco più della metà dell’elettorato capitolino“.

Pregliasco evidenzia poi che “guardando alla mappa della Capitale, il calo più marcato di partecipazione è nella periferia estrema, dove nel 2016 Virginia Raggi ebbe il 79 per cento dei consensi“.

E’ andata peggio, quindi, rispetto al primo turno. “Raggi, ricandidata e sconfitta, ha avuto in quel municipio, che è il VI, il 28 per cento . Michetti il 40 per cento. È la periferia più estesa e difficile dal punto di vista sociale e economico. Mentre nel centro storico e in altri quartieri centrali, dove l’affluenza sta tenendo, Gualtieri era andato meglio al primo turno“.

Il fondatore di You Trend poi conclude: “Se ci fosse stato un accordo più convinto, a Roma gli elettori di Raggi ma anche quelli di Calenda, si sarebbero probabilmente astenuti un po’ meno“.

I dati nel Lazio

Come in tutto il territorio nazionale, la regione Lazio ha fatto registrare dati in discesa. A Latina ha votato al ballottaggio il 32,83 per cento; al primo turno aveva votato il 37,27 per cento degli aventi diritto. In provincia di Frosinone ha votato il 33,65 per cento degli elettori, mentre due settimane prime la percentuale era del 39,95 punti. In provincia di Viterbo al ballottaggio ha votato il 58,68 per cento, otto punti in più rispetto al primo turno.