Per Bankitalia l’Italia tiene, ma “gli indicatori più recenti puntano a un indebolimento dell’attività per il trimestre in corso, in cui è proseguito il rialzo dell’inflazione”, come ha detto Fabrizio Balassone, capo del servizio Struttura economica del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, in audizione sulla manovra del governo Meloni che l’esecutivo punta ad approvare entro la fine dell’anno per scongiurare l’esercizio provvisorio. E che l’esecutivo si è detto pronto a ridiscutere in alcuni passaggi – ieri l’apertura della premier sulla soglia del pos a 60 euro – e che Bankitalia non ha esitato a stroncare in alcuni passaggi.

Balassone ha parlato alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. Solo quattro i parlamentari presenti, tre da remoto, sui cinquanta delle commissioni riunite. Il Pil è previsto in frenata nell’attuale trimestre mentre nel 2023 “è previsto in espansione ma in forte rallentamento rispetto agli ultimi due anni”, anche se le previsioni sono “puramente indicative”. La manovra ha un importo complessivo di 39,2 miliardi, “vedremo se nei prossimi giorni ci sarà da ragionare ulteriormente su questo aspetto”. Per Balassone il contesto è “caratterizzato da rischi di natura estrema, le proiezioni economiche costituiscono un riferimento solo indicativo e che sviluppi drasticamente meno favorevoli di quelli prefigurati potrebbero realizzarsi a fronte di mutamenti repentini e imponderabili del contesto esterno”.

In manovra alcune delle misure non connesse all’emergenza energetica “presentano aspetti critici che la Banca d’Italia ha più volte segnalato in passato con riferimento a misure analoghe. La discrepanza di trattamento tributario tra dipendenti e autonomi, e all’interno di questi tra quelli sottoposti a regime forfettario ed esclusi, risulta accresciuta“, ha aggiunto Balassone. “In un periodo di inflazione elevata la coesistenza di un regime a tassa piatta e uno soggetto a progressività come l’Irperf comporta un’ulteriore penalizzazione per chi soggetto a quest’ultimo”.

Le parole più dure però arrivano sul tema contante e Pos: innalzamento da mille a 5mila euro del tetto all’uso del contante e stop alle sanzioni per chi non accetta i pagamenti con carte sotto i 60 euro. “Tali misure, contrariamente a quanto avvenuto negli ultimi anni, vanno nella direzione di agevolare l’uso del contante”. Balassone, sulla scorta delle raccomandazioni dell’Unione Europea, ha ricordato che “rispetto al 2016, la percentuale di transazioni effettuati col contante è diminuita in Italia pur restando maggioritaria” e quindi rimarcato che “i limiti all’uso del contante rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione. Sono emersi studi che suggeriscono che soglie più alte favoriscono l’economia sommersa. C’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici ridurrebbe l’evasione fiscale”.

Balassone ha anche rimarcato che “la definizione di sanzioni amministrative” per chi rifiuta i pagamenti digitali “era inclusa tra i traguardi del Pnrr del primo semestre di quest’anno”. E sulle transazioni per gli esercenti: “È opportuno ricordare che anche il contante ha costi legati alla sicurezza: furti, rapine, errori materiali, assicurazioni. Le nostre stime indicano che per gli esercenti il costo del contante in percentuale del valore della transazione è superiore a carte di credito e debito”. In definitiva il capo servizio ha definito che “le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di alcuni istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del paese che anima il Pnrr e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale”.

Promosso ma con riserve il reddito di cittadinanza. “L’introduzione del reddito di cittadinanza è stata una tappa significativa della modernizzazione del nostro sistema di Welfare, perché un reddito minimo a sostegno dei più bisognosi è presente in tutti i Paesi dell’eurozona ed in molti è a carattere universale. In questi anni il sussidio ha contribuito a contenere gli effetti negativi sull’economia dell’epidemia di Covid e poi a sostenere il potere d’acquisto durante lo shock inflazionistico in corso”, ha aggiunto Balassone. “L’attuale assetto del reddito non è privo di aspetti critici, soprattutto per quanto riguarda le politiche attive del lavoro. La riforma annunciata dal governo potrebbe essere una opportunità per rafforzare l’efficacia della misura”. Balassone ha comunque riconosciuto come secondo l’Inps, senza reddito, nel 2020 ci sarebbero stati “un milioni di individui poveri in più”. Il Presidente dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) Gian Carlo Blangiardo ha comunicato oggi la stima secondo cui la riduzione della durata del reddito di cittadinanza prevista dal governo nel 2023 colpirà “circa 846 mila individui, vale a dire poco più di un beneficiario su cinque”. E se si considerano i soli beneficiari in età compresa fra 18 e 59 anni, il taglio riguarderà oltre un terzo di essi.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.