Giù le mani da Barbara D’Urso. La nostra vera, perfetta e insostituibile Sceicca Bianca della televisione-rotocalco! Nessuno tocchi Carmelita. Davvero non si comprende in nome di quale costrutto etico spettacolare, se non per ragioni di semplice potere egemonico aziendale da parte dei cari “colleghi”, il suo teatro della domenica, l’ormai leggendario serale e insieme notturno Live, luce pop di Canale 5, debba cessare, precipitare nella galleria delle cose trascorse; se ciò accadesse, sarebbe un po’ come se improvvisamente fossero obliterati i sogni di chi ancora adesso attende, appunto, l’arrivo dello Sceicco Bianco, come appare lassù in cima alla sua altalena dei sogni nel capolavoro di Fellini al tempo dei fotoromanzi.

Si direbbe, insomma, che occupare, conquistare, violare quel suo spazio corrisponda al sapore della vendetta da parte di coloro che, nel medesimo condominio fatato di Cologno, almeno ai nostri occhi, non sembrano avere particolari titoli edificanti per offrire lezioni di stile, eleganza e galateo a lei, esatto, per sostituirsi a Barbara nostra.
A lei, eterna adolescente che, “col cuore”, a dispetto di tutto, perfino conquistando il riso sarcastico talvolta più che giustificato di noi “anime belle” intellettualmente spietate, è riuscita, con la forza del talento e di una inarrivabile faccia tosta, a trasformarsi, trasfigurarsi, l’ho già detto, nell’unica vera e inarrivabile Sceicca Bianca del regno spettacolare nazionale.

Che resti Barbara ora e sempre lassù, in cima all’altalena, accarezzata dalla luce, straordinaria nella sua perfidia da consumata attrice, diva di ciò che un tempo sarebbe stato il cinema dei “telefoni bianchi”, da lei trasfigurati televisivamente in telefonini cellulari non meno candidi pronti ai selfie, a una polluzione di mille emoticon; vuoi mettere la sua unicità? E nessuno adesso dica che nel menu di Live c’è soltanto oscena paccottiglia pop, che so, il pianto e il riso posticci di una Maria Teresa Ruta di Calcutta o il tinello spettrale di Angela da Mondello. Barbara infatti può vantare perfino il merito di rivolgersi con quel suo sfacciato “tu” a ogni politico ospite in studio o collegato da remoto, in modo assolutamente informale, quasi che li conosca tutti, quasi che li streghi tutti.

C’è da immaginare che dalle parti di Mediaset qualcuno reputi che solo in certe fasce orarie ci si possa occupare di politica e di cronaca? Alla fine, appare davvero un paradosso, sembra quasi che, al di là degli ascolti che nel suo caso, per dirla con Valeria Marini, sempre “stellari”, si voglia sottrarle lo spazio per pura egemonia da palinsesto, magari in nome poi di chissà quale riconquistata verginità. Che resti Barbara nel suo castelluccio talvolta perfino magicamente ributtante, un po’ Cronaca vera e un po’ Stop, rotocalchi del sublime orrore, immobile nel suo trono circonfuso di luce, come figura mariana, lei, la D’Urso, l’unica, che sappia davvero essere se stessa. Mefistofelica, cinica, talvolta oscena nel senso che Carmelo Bene dava a questa parola, meravigliosa Barbarella, la nostra Sceicca Bianca. No pasaran!

Fulvio Abbate è nato nel 1956 e vive a Roma. Scrittore, tra i suoi romanzi “Zero maggio a Palermo” (1990), “Oggi è un secolo” (1992), “Dopo l’estate” (1995), “La peste bis” (1997), “Teledurruti” (2002), “Quando è la rivoluzione” (2008), “Intanto anche dicembre è passato” (2013), "La peste nuova" (2020). E ancora, tra l'altro, ha pubblicato, “Il ministro anarchico” (2004), “Sul conformismo di sinistra” (2005), “Pasolini raccontato a tutti” (2014), “Roma vista controvento” (2015), “LOve. Discorso generale sull'amore” (2018), "I promessi sposini" (2019). Nel 2013 ha ricevuto il Premio della satira politica di Forte dei Marmi. Teledurruti è il suo canale su YouTube.