Segnali concreti, deboli ma visibili per una soluzione alla guerra vengono dall’amministrazione Biden per bocca del segretario di Stato Blinken, che ha detto: “Siamo pronti a trovare una soluzione per mettere fine alla guerra”. Questo dopo una escalation da far paura. Non tutti e non sempre ci facciamo caso, ma se le parole hanno un senso, siamo veramente sull’orlo della catastrofe e nel panorama catastrofico si inserisce la politica americana perché a Novembre Joe Biden rischia di perdere la maggioranza al Congresso consegnandola agli uomini di Trump.

Biden ha già fatto una mossa elettorale giovanilistica legalizzando di fatto la cannabis, ma ormai a terrorizzarlo è la prospettiva di Armageddon, l’olocausto nucleare. Prima che Blinken parlasse, si era svolto un duetto a distanza fra Biden e Putin che ha messo il mondo col fiato sospeso anzi senza fiato. Biden parla al Paese, al popolo americano e dice: “Quello lo conosco bene. Lo so come funziona. Quello sta pensando davvero all’uso della bomba atomica. Io non so come fa a non capire che se comincia anche con la più tattica delle bombe atomiche, saremo ad Armageddon in un attimo”. Putin dall’altra parte parla al popolo russo ed ha la faccia di sempre (proprio ieri, nel giorno del suo settantesimo compleanno). Le continue sconfitte? Nulla di grave: “Ci vorrà un po’ per stabilizzare le cose, ma abbiamo tempo”.

E le atomiche? “Siamo assolutamente contrari all’uso delle armi nucleari, ma useremo tutte le nostre risorse se dobbiamo difenderci”. Questo significa che se Putin sarà alle strette, userà l’atomica? Risponde lo stesso Putin, che ripete lo stesso concetto da anni: “La questione delle armi atomiche è una falsa questione. Tutte le armi sono malvagie e tutte le armi sono buone, come ci hanno insegnato gli americani sganciando due atomiche sul Giappone. La novità è che non ci faremo più ricattare dalla retorica”. Il dialogo a distanza è avvenuto tra un Biden che arranca per paura di perdere le elezioni di mezzo termine e Putin che registra sconfitte non solo militari ma anche politiche sempre con la sua “faccia da poker”. Dall’altra parte dell’oceano Joe Biden è tutto un grido con le mani al cielo perché vede non soltanto l’apocalisse, ma Putin uomo di ferro che non ha pietà per mondo.

Tutto il mondo però non vede l’ora che la guerra finisca a partire dai cinesi, contrari a qualsiasi violazione di frontiera, fino all’India di Modi che compra milioni di barili di petrolio russo ma contemporaneamente fa esercitazioni con gli americani e non si capisce mai bene da che parte sta. Anche l’Unione Europea è passata dalla modalità “faccia feroce” a quella “faccia ferocissima”: in Germania in una base americana lavorano insieme i militari della Nato e dell’Unione Europea, dunque con Turchia compresa. L’Unione ha anche deciso di fare come Stati Uniti e Regno Unito, addestrando nelle basi militari in Europa gli ucraini cui fornisce armi che richiedono almeno tre mesi di addestramento. Dopo questa decisione il ministro degli esteri russo Lavrov ha gelidamente commentato: “l’Europa si sta mettendo nella posizione di belligerante e sarà considerata belligerante”. Finalmente, ieri il segretario di Stato americano Blinken ha detto: siamo pronti a lavorare per una soluzione diplomatica.

La situazione interna che Putin deve fronteggiare è sempre più caotica: centinaia di migliaia di uomini in fuga verso le repubbliche ex sovietiche con una frontiera aperta, per sottrarsi alla coscrizione. Intanto i coscritti, si legge sui blog, non trovano né una branda, né un pasto, ma il consiglio di portarsi un kit farmaceutico prima di andare in guerra. I vertici militari russi intanto sono sotto schiaffo anche nelle trasmissioni televisive che hanno di colpo rivelato ai cittadini quasi tutta la verità di una guerra mascherata con i trucchi della propaganda.
Su che basi possa partire una trattativa non si sa ed è inutile baloccarsi sulle ipotesi. I canali aperti sono tanti e si può dire che ogni diplomazia ne ha uno e sono tutti in allerta.

Gli americani hanno l’arma di limitare le armi per Zelensky, ma Inghilterra ed Europa non è detto che seguano la volontà americana essendosi spinte molto avanti sul piano militare. E d’altra parte se Putin non è disposto a mollare conquiste certificate da referendum sotto scorta, dall’altra parte c’è Zelensky che non cede sul punto: “Io non tratto con Putin. Sostituitelo, poi ne parliamo”. Il potere di convinzione del governo americano si è già fatto sentire da piccoli segnali sensibili. Gli ucraini sono meravigliosi combattenti, ma hanno bisogno delle armi americane. E i rapporti con gli americani si sono logorati perché Zelensky vuole le armi e l’assistenza dell’intelligence con l’intesa di una continua consultazione in cui Washington vorrebbe avere il potere di comando, ma poi Zelensky agisce da solo spiazzando Washington che ha già riposto con un gesto ostile rivelando che “una parte del governo di Kiev è responsabile dell’uccisione della figlia di Dugin”.

Grande imbarazzo internazionale perché anche se la bomba era destinata all’ideologo Dugin, ritenuto l’ispiratore della dottrina Putin, sua figlia che condivideva le sue idee era una donna giornalista sacrificata in un’automobile imbottita di esplosivo. Dunque, il round si chiude con la fine della stagione e l’inizio della grande attesa e della fragile speranza attraversando la nottata della neve e del fango, aspettando che qualcosa si muova nella direzione del cessate il fuoco.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.