“Se non avremo interventi, il numero dei morti – anche negli Usa – tornerà ai livelli della primavera”. È pessimista Bill Gates, fondatore di Microsoft e filantropo, intervenuto in una video conferenza con cinque media europei, tra cui La Stampa, in esclusiva per l’Italia, in occasione del rapporto (il Goalkeepers Report) che la sua Fondazione prepara ogni anno alla vigilia dell’Assemblea delle Nazioni Unite.

Se da un lato Bill Gates è pessimista sull’autunno nell’emisfero settentrionale, dall’altro è rinfrancato dal fatto che diversi vaccini potrebbero ricevere l’autorizzazione all’uso di emergenza entro la fine del 2020. “La Pfizer è l’unica che potrebbe riuscirci, ma molti altri dovrebbero avere i dati dei test entro l’inizio dell’anno prossimo – ha aggiunto Gates – Il primo vaccino potrebbe non essere quello definitivo, servirà altro lavoro sui secondari”.

Gates si è impegnato personalmente nei mesi scorsi per finanziare e dedicare alcune fabbriche agli studi sul coronavirus. In una conferenza TedX del 2015 aveva anticipato i rischi e il pericolo di una pandemia. “Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni – aveva detto in quell’occasione – è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. No missili, ma microbi. In parte il motivo è che abbiamo investito cifre enormi in deterrenti nucleari. Ma abbiamo investito pochissimo in un sistema che possa fermare un’epidemia. Non siamo pronti per la prossima epidemia”.

Proprio sulle morti nel prossimo autunno, Gates ha pronosticato che ce ne saranno più “dirette nei Paesi ricchi, indirette in quelli poveri. Nel 2022 finiranno i decessi, ma serviranno fra 2 e 3 anni per sanare i danni alla salute globale. Per sanare quelli economici, i Paesi che non possono aumentare il debito avranno bisogno di un decennio”.