La follia nella follia della guerra. Russia e Ucraina e un conflitto che non lascia scampo a nessuno, nemmeno ai bambini colpevoli di essere ucraini o russi, colpevoli di trovarsi in quel lembo di terra mentre cade una bomba o quando i soldati sparano sui civili. Colpevoli pure di disegnare e sognare la pace. È ciò che è accaduto a Tusla, in Russia centrale.

Una bambina di dodici anni è finita in un orfanotrofio e il padre è stato picchiato e arrestato. Tutto questo solo perché  la ragazzina aveva fatto un disegno, durante la lezione di ora d’arte, inneggiante la pace. A raccontare la vicenda assurda un sito indipendente russo, Meduza. Alexei Moskalev è un padre single che viveva solo con sua figlia, ora è accusato di aver gettato discredito sull’esercito russo, impegnato da più di un anno in un’estenuante guerra contro l’Ucraina. L’insegnante di Masha aveva chiesto alla sua classe di fare dei disegni a sostegno delle truppe russe.

Masha ha preso i pastelli colorati, la sua innocenza, i suoi sogni e la paura della guerra e ha disegnato l’immagine di una bandiera russa con le parole “No alla guerra”, sullo stesso foglio ha colorato una bandiera ucraina con la scritta “Gloria all’Ucraina”. L’insegnante ha informato il direttore della scuola che a sua volta ha chiamato la polizia, ha raccontato il padre. Moskalev ora rischia fino a tre anni di carcere, ha riferito il suo avvocato.

Tre anni di prigione perché nel regime autoritario russo non si può gridare alla pace, tre anni di prigione perché la figlia ha fatto un disegno contro il conflitto armato. Le autorità russe hanno interrogato Masha da sola per diverse ore senza la presenza del padre o di un avvocato e poi è stata portata in un orfanotrofio per un giorno. Una bambina di dodici anni interrogata contro ogni legge, senza un adulto e senza un avvocato. Anche suo padre è stato interrogato e “picchiato brutalmente”, ha aggiunto il legale. Secondo Meduza, il giorno dopo Moskalev ha prelevato Masha dall’orfanotrofio e ha lasciato la città con lei.

Carcere e orfanotrofio per un disegno di una bambina. Sono queste storie, insieme con le migliaia che giungono dal fronte di guerra, a suggerirci che forse non c’è più speranza. Abbiamo perso pure quella.

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Giornalista napoletana, classe 1992. Affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.