Sono 259 i nuovi casi di coronavirus registrati in Italia nelle ultime 24 ore. Dal bollettino diffuso dal Ministero della Salute e dalla Protezione civile, le vittime sono 30 (per un totale di 34.708) mentre i pazienti dimessi o guariti sono saliti a 187.615.

Dall’inizio della pandemia, i contagiati sono 239.961 mentre ad oggi, venerdì 26 giugno, i casi attualmente positivi sono 17.638 persone, 16.177 delle quali si trovano in isolamento domiciliare, 1.356 sono ricoverati con sintomi, 105 si trovano in terapia intensiva, due in più rispetto al giorno precedente.

Dei 259 nuovi casi 156 sono stati registrati in Lombardia. Le regioni con zero casi sono oggi Basilicata, Valle d’Aosta, Sardegna, Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia.

ALLARME FOCOLAI – A fare un punto dell’attuale situazione in Italia è Giovanni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute: “La situazione a livello del Paese continua ad essere buona e l’Rt sotto 1 su scala nazionale. Naturalmente – spiega in un videomessaggio a commento dei dati del monitoraggio settimanale sulle Regioni della cabina di regia ministero Salute-Iss – persistono delle differenze nell’incidenza da regione a regione. Sono presenti dei focolai anche di una certa rilevanza che indicano che il virus in determinati contesti è in grado di circolare anche rapidamente”.

“Questi dati – conclude – ci inducono a mantenere comportamenti adeguati e soprattutto a identificare e contenere prontamente i focolai che dovessero insorgere come attualmente si sta facendo”. A giudicare dai dati riferiti al periodo 8-21 giugno, “in quasi tutta la Penisola sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione”. Guai ad abbassare la guardia, e i dati sono sempre lì a ricordarlo: 105, 2 in più rispetto a ieri, i pazienti in terapia intensiva, 47 dei quali in Lombardia; mentre scendono a 1.356 i ricoverati, 159 in meno in un giorno, e sono 16.177, 508 meno di ieri, i contagiati in isolamento domiciliare con sintomi lievi o assenti.

L’invito, alla popolazione è di mantenere sempre “elevata la consapevolezza sulla fluidità della situazione epidemiologica e sull’importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l’igiene individuale e il distanziamento fisico”.Sul punto insiste anche l’Oms che, per bocca del vicedirettore generale iniziative strategiche Ranieri Guerra, sottolinea come l’emergenza sia tutt’altro che risolta. Il pensiero va all’autunno, e alla tanto temuta seconda ondata, che ai tempi della Spagnola fece 50 milioni di morti. “E questo è quello che non vogliamo vedere”, conclude Guerra.