Uno è convinto di essere “vittima di un attacco mediatico” una sorta di complotto che ha agito al segnale convenuto e ipnotico della luce rossa della telecamera in funzione. È un generale dell’Arma, si chiama Saverio Cotticelli, due anni fa è stato nominato commissario ad acta per la sanità calabrese – l’allora ministra del governo giallo-verde Giulia Grillo ebbe quasi una crisi di nervi in aula per difendere quella nomina – ma venerdì sera, intervistato a “Titolo V” su Rai 3, non ha saputo dire chi dovesse dare seguito al piano della sanità calabrese contro il Covid. L’altro, quello che ne ha preso il posto, ha dichiarato che il Covid si trasmette «dopo un bacio lungo almeno quindici minuti» e che le mascherine servono fino ad un certo punto. Effetto ebrezza: era maggio, l’Italia era uscita di casa e non aveva assolutamente voglia di sentir parlare di restrizioni e simili. Ma non è tanto una frase dal sen fuggita che adombra l’adeguatezza del commissario in una regione “rossa” – per il Covid – come la Calabria, a rischio non tanto per i contagi quanto per l’inefficienza delle strutture sanitarie.

Il fatto è che Giuseppe Zuccatelli, 76 anni, esperienze manageriali nella Sanità in Campania e Abruzzo dove non ha disegnato tagli e razionalizzazioni, arrivato in Calabria nel dicembre del 2019 dove guida l’azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio” e il “Mater Domini” di Catanzaro, è un “uomo di Pierluigi Bersani”. E su di lui scommette il partito dell’ex ministro per portare a casa la guida della regione quando tornerà a votare. Accadrà tra febbraio e aprile quando la regione dovrà sostituire l’amata governatrice Jole Santelli. Quello che puzza quindi non è il bacio e la mascherina. Ma l’uso del Covid in chiave politica. Il capitolo dei commissari alla Sanità calabresi è stato solo uno dei tanti che abbiamo potuto “leggere” nell’ultimo week end al tempo del Covid. Se per la prima volta dopo un mese siamo stati esentati da contare i petali Dpcm Sì – Dpcm No, la cronaca ha però servito sul piatto numerose altre variabili. Il premier Conte ha silurato in diretta il commissario Cotticelli. Nicola Fratoianni, stesso partito di Speranza, ha attaccato il ministro della Sanità perché «quando è troppo è troppo».

Walter Ricciardi, consigliere particolare del ministro della Salute, ha accusato il governo «di non aver la forza e la determinazione per decidere», dopodiché uno si aspetta che o il consigliere o il ministro levino il disturbo. Sono invece entrambi al loro posto. I media hanno innescato la consueta gara all’inasprimento delle misure scommettendo su lockdown più o meno nazionali. Più Conte dice di voler “resistere”, più i media pronosticano nuove chiusure. Più il premier dice «adesso aspettiamo che le nuove misure facciano effetto» e alla prima contabilità utile, quella delle 17 in genere, sale il coro: «Serve subito una nuova ordinanza o un nuovo Dpcm». È successo anche ieri: da venerdì scorso ci sono cinque regioni rosse (Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta, Trentino, Calabria); da oggi ce ne sono sette arancioni (Liguria, Toscana, Umbria, Marche Abruzzo, Puglia e Sicilia). Le altre sono ancora gialle ma i governatori di Emilia Romagna, Veneto e Friuli stanno valutando di anticipare alcune misure per vedere di evitare ondate più dure in termini di contagi e decessi. La Campania resta ancora gialla. Il governatore ha il potere di chiudere Napoli e Caserta, i due cluster. Gli scommettitori sono già al lavoro: “Nuovo Dpcm nel fine settimana”. E vai con gli scongiuri.

Il caso Calabria è senza dubbio il fatto più politico. Dove è lampante che nella gestione Covid pesano non due ma tre variabili: salute, economia e il consenso politico. Il punto è se arriva il momento in cui tutto quello che tocchi da consenso positivo diventa negativo. Ed è un po’ quello che sta accadendo alla maggioranza. Rimuovere Cotticelli è stato una necessità. Sostituirlo con Zuccatelli rischia di essere un boomerang. Sono partite campagne social per chiederne la rimozione. Nel frattempo il premier, suggerito dai 5 Stelle, ha contattato Gino Strada. Conte vedrebbe bene in Calabria il fondatore di Emergency. Ha tenuto testa ai Talebani e bande di tagliatori di teste di ogni tipo. Può ben farlo con l’’ndrangheta. Ma il ministro tiene duro. Ha assunto su di sé la responsabilità della nomina. E con poteri mai visti prima.

Per risanare la sanità calabrese, il governo ha messo a disposizione di Zuccatelli una nuova struttura composta da 20 dirigenti e 5 amministrativi, un patrimonio di tre milioni di euro dove devono entrare appalti, assunzioni, nuove strutture, il famoso piano Covid. Gino Strada, se accetta, potrebbe avere un ruolo di consulente. Il Commissario del commissario? Oppure lavorare insieme al governo? Il braccio di ferro Conte-Speranza è più intenso del previsto. Il ministro ha dato a Zuccatelli una delega molto ampia, fiducia totale, azzardo calcolato. Se dovesse andare bene, come poi tutti si augurano per la salute dei calabresi, è chiaro che il neo commissario ha buone chance per essere il candidato del centrosinistra alla guida della regione. E, a quel punto, lasciare il posto a Strada. Politica, appunto.