Nei prossimi mesi potrebbero circolare in città 400mila automobili private in più rispetto al passato. Le stime prevedono un aumento del traffico cittadino come prima e più immediata conseguenza dell’uso scaglionato dei mezzi di trasporto pubblici. Potrebbe significare il caos. Oltre alle ricadute in termini di inquinamento si creerebbe una congestione stradale che finirebbe per aggravare gli effetti già seri che la crisi ha determinato e sta determinando per la mobilità. Gli imprenditori di Confartigianato Ncc, la categoria delle imprese che offrono il servizio di autonoleggio con conducente e quindi il trasporto di persone mediante veicoli non di linea, si sono proposti per potenziare il trasporto nell’area metropolitana affiancando il trasporto pubblico.

“I nostri mezzi potrebbero integrare quelli di linea”, spiega Claudio Carino, presidente provinciale di Confartigianato Ncc – E sul piano della mobilità sostenibile potremmo fare accordi con le aziende che vogliono investire nel trasporto dei dipendenti”. Sarebbe un modo per provare a uscire dalla crisi che ha ridotto attività e fatturati del 98%. “Per il 95% il nostro lavoro è legato al turismo, la crisi è un grave problema – aggiunge – ma da imprenditore temo di più la ztl che il Covid. Il virus passerà, la ztl temo di no”. Carino fa riferimento alla decisione del Comune di Napoli di introdurre una tassa per i mezzi turistici che circolano sul territorio cittadino.

“Non siamo mai stati d’accordo con questa gabella ma adesso sarebbe veramente una follia. È prorogata fino a fine maggio ma, se il settore non riparte, non saremo in grado di sostenerla”, dice Carino chiedendo ossigeno per gli Ncc. Il turismo paga il prezzo più alto della crisi. È così anche al porto. “Il traffico passeggeri tra porto e isole del golfo si è ridotto di circa l’80% rispetto all’andamento normale – spiega Pietro Spirito, presidente dell’Autorità portuale di Napoli – Con l’ausilio della protezione civile abbiamo previsto anche controlli con termoscanner come ulteriore misura di cautela per fare in modo che anche chi si muoveva con ragione fondata fosse senza sintomi di febbre”. Per il futuro c’è clima di attesa.

“Aspettiamo prima le linee guida nazionali”, aggiunge Spirito, precisando che si è comunque pronti per la fase 2. “Appena ci diranno che sarà possibile, siamo in condizione di riaprire anche i cantieri”, precisa. Le incertezze per il futuro pesano ancora di più sul settore crocieristico, per il quale si prevedono tempi di ripresa più lunghi. Nessuna crociera, le navi sono ferme e i grandi numeri del passato danno la misura del danno economico. Basti pensare che nel 2019 si sono registrati nel porto di Napoli un milione e 400mila passeggeri, con 450 navi che hanno toccato la città. Ogni nave contava tra i 3mila ai 6mila passeggeri, ogni crocerista ha speso sul territorio tra 60 e 100 euro, e a questi numeri vanno aggiunti quelli dei membri dell’equipaggio pari a un terzo dei croceristi con una capacità di spesa pari al 60% dei vacanzieri e tutto l’indotto, migliaia e migliaia di persone che dal settore traevano reddito.

Quale futuro immaginare ora? Una proposta arriva da Tomaso Cognolato, amministratore delegato della società Terminal Napoli spa. In attesa che le condizioni sanitarie, sociali ed economiche consentano un rilancio del settore crociertistico si guarda alla stazione marittima di Napoli: “È un monumento storico – dice Cognolato – e può diventare una risorsa anche a disposizione della città. È unica nel panorama mondiale delle stazioni marittime, quindi, compatibilmente con protocolli sanitari e di sicurezza, potrebbe diventare un polo culturale e con le sue pensiline un luogo da cui ammirare la città e il mare da un’altra prospettiva”.