Si viaggerà indossando obbligatoriamente guanti e mascherine e rispettato rigorosamente la distanza tra i posti a sedere indicata da adesivi sui sedili: in media due viaggiatori per metro quadrato (prima della pandemia si stava anche in 6). Un’app consentirà di pagare il biglietto senza mettere le mani su monete e parchimetri. E si potrebbe dover attendere il proprio turno per entrare in stazione negli orari di punta, per evitare assembramenti sulle banchine. La fase 2 per il trasporto pubblico sembra destinata a segnare una rivoluzione. Gli esperti la chiamano “riprogettazione”. I più sperano che coincida con una “riqualificazione”. È presto per dirlo.

Il 4 maggio è vicino e gli aspetti da affrontare sono ancora molti, incluse le ricadute economiche con cui le aziende devono fare i conti. Perché, se sul piano sanitario è servito a contenere i contagi, sul piano economico il lockdown ha dato una batosta al settore. Solo a marzo si sono contati 200 milioni di euro di ricavi in meno a livello nazionale. Tra soste e titoli di viaggio sono stati 4 milioni di euro i mancati incassi dell’ultimo mese per la sola Anm, l’Azienda napoletana mobilità che gestisce il trasporto pubblico nel capoluogo campano. A fronte dei minori ricavi la pandemia ha determinato nuovi costi, quelli per la sanificazione di uffici, depositi, stazioni e mezzi del trasporto pubblico.

A marzo l’Anm ha speso 500mila euro tra interventi di disinfezione e dispositivi di protezione individuale per i dipendenti. E lo scenario non cambia se si guarda al trasporto pubblico regionale: l’Eav, che gestisce i servizi della Circumvesuviana, Cumana e MetroCampania, ha speso 250mila euro per la sanificazione dei treni. Al momento non si parla di aumentare il costo dei biglietti, ma potrebbe accadere in futuro. Per ora, in vista della ripresa dopo 50 giorni di lockdown, ci si concentra sulla gestione dei flussi di viaggiatori. La priorità è il rispetto della distanza anti-contagio, l’obiettivo è evitare assembramenti. Le stime parlano di una ripresa graduale, pari ad appena il 30 per cento dell’attività che era ordinaria prima della pandemia da Covid-19.

Impossibile immaginare controlli capillari su ogni vagone, ogni autobus in circolazione. “È importante in questa fase la collaborazione dei cittadini, il loro senso di responsabilità”, afferma Umberto De Gregorio, presidente Eav, spiegando le misure adottate per aumentare il livello di sicurezza per i passeggeri. I treni saranno igienizzati una volta al giorno, e negli orari di punta, soprattutto in coincidenza con gli spostamenti dei lavoratori pendolari, saranno intensificate le corse. Il fatto che scuole e università resteranno chiuse ancora per i prossimi mesi rende il flusso di viaggiatori meno intenso. I numeri dell’ultimo mese e mezzo già fotografano una realtà diversa rispetto al passato: se prima della pandemia l’Eav registrava un flusso di 100mila passeggeri al giorno, nell’ultimo mese non si è raggiunta la soglia dei 10mila.

In due stazioni cruciali della mobilità cittadina e regionale, tuttavia, in vista della fase 2, le banchine saranno monitorate così da chiudere l’accesso a tempo e consentire ingressi scaglionati per evitare folle: stazione Montesanto della Cumana e stazione di Piazza Garibaldi della Circumvesuviana. Anche in città, a Napoli, l’Anm potenzierà 15 linee sulle 120 attuali così da garantire più corse negli orari di maggiore affluenza. Parla di “evento epocale” l’amministratore unico di Anm, Nicola Pascale, descrivendo lo scenario in cui si calano gli interventi per riprogettare il trasporto pubblico.

“È un evento epocale che va letto come un’opportunità per modificare in meglio il servizio”, afferma illustrando le iniziative già messe in campo e quelle allo studio con esperti del settore. È già pronta una campagna di sensibilizzazione per invitare i cittadini a un uso del trasporto pubblico basato su reali necessità e a ricorrere alle app per l’acquisto dei biglietti. Nei prossimi mesi saranno disponibili 60 nuovi bus che si aggiungeranno ai 700 già a disposizione. E si valuta l’idea di abolire alcune fermate per rendere le corse nell’area metropolitana più veloci e quindi più frequenti. C’è un ostacolo, però, con cui fare i conti: il traffico cittadino. Si prevedono in strada 400mila automobili in più al giorno. Sarebbe il caos.