“La ripresa sarà scaglionata, non rimetteremo in moto il Paese tutto insieme e dovremo darci un’organizzazione sociale e delle attività che per un po’ di tempo, forse anche per sempre, sarà diversa da quella che avevamo prima. Come nella fase dell’emergenza si è lavorato per evitare che si andasse in massa negli ospedali, così in questa fase bisogna fare qualcosa per abbattere picchi nei trasporti”, spiega il professor Cino Bifulco, ingegnere dei trasporti, docente all’Università di Napoli Federico II e presidente della Società italiana docenti di trasporti.

Professore, quale futuro si prevede per la mobilità? C’è già un piano?
“Temo chi dice di avere già la ricetta. In questa fase possiamo ragionare con modelli di simulazione e di previsione. Ci sono strumenti basati sulla scienza e sulla matematica che permettono di prevedere la domanda di trasporto in funzione del sistema delle attività”.

La scienza ha un ruolo decisivo in questa fase?
“Sì, purtroppo però la politica sembra voler fare a meno del confronto con la scienza”.

In che senso?
“Mentre nella fase dell’emergenza sanitaria si è affidata ai medici e quindi alla scienza, nella fase di ripartenza, in cui sembrano contare più le spinte di poteri economici e industriali, si sta affidando poco al lavoro scientifico. In questo momento, invece, sarebbe utile agire con le competenze giuste piuttosto che alla vecchia maniera. Sono presidente degli scienziati dei trasporti di tutte le università italiane e a livello nazionale nessuno di noi è stato contattato per ragionare su questi temi. Solo a livello locale, e mi riferisco ad alcune città (Napoli, Roma, Cagliari, Padova), da pochi giorni, come società italiana di docenti dei trasporti siamo in campo interloquendo con le amministrazioni comunali e con alcune aziende di trasporto pubblico locale per riprogettare la ripartenza sul lato dell’offerta di trasporto. E stiamo coordinando, a livello di rete, tutte le varie esperienze locali, usando gli stessi metodi, le stesse tecniche di simulazione, le stesse strategie, in modo da imparare gli uni dagli altri e puntare a migliorare il sistema. Perché gli strumenti scientifici con cui operare sono noti, ma l’applicazione di questi strumenti a un caso così particolare come quello che abbiamo ora tra le mani è ignota. L’obiettivo è progettare un sistema di mobilità in cui ci si prende cura di chi si muove, in cui il trasporto pubblico diventa la cosa più sicura che possa capitare”.

Tutto ciò è possibile a Napoli dove, già prima della pandemia, il trasporto pubblico palesava notevoli criticità? È ottimista?
“Ottimista no, ma possibilista sì. Possiamo trasformare questo momento difficile in un’opportunità per fare meglio. Per il futuro, infatti, non mi auguro che le cose tornino come prima, ma meglio di prima. E gli strumenti scientifici per farlo ci sono, basta volerli utilizzare. Prima si procedeva sulla base di spese storiche e si modificava il trasporto cambiando percorso oppure orario, ma mai riprogettando tutta la mobilità del territorio. Ora abbiamo l’occasione per farlo e l’esempio olandese insegna che si può. Lì c’è un modello nazionale dei trasporti in cui le simulazioni funzionano e sono un motore sempre acceso, il trasporto è monitorato in tempo reale perché si è investito in questo, e si è rapidi nel dare risposte perché la macchina funziona, è alimentata ed è affidata anche a tecnici”.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).