Se la campagna vaccinale continuerà a inciampare tra dosi che non arrivano e un’organizzazione traballante, se non si riuscirà a rendere Covid free le principali mete di vacanza e se la zona rossa continuerà a colorare Napoli e dintorni, nel 2021 la Campania perderà 16,3 milioni di presenze turistiche. E così la regione non riuscirà a recuperare il 74% della domanda registrata nel 2019, ultimo anno di boom turistico: un dato consistente, sebbene meno forte di quello relativo all’intera Italia  e al Sud che potrebbero riconquistare rispettivamente il 76,8 e il 79% dei vacanzieri registrati due anni fa. È quanto emerge dal report stilato dal Centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) che ha analizzato tre scenari di ripresa per il turismo in Campania.

Quello più ottimistico parla appunto di 16,3 milioni di turisti in arrivo: un’ipotesi destinata a diventare realtà ma solo a patto che l’emergenza sanitaria rientri. La possibile ripresa dei flussi turistici verso la nostra regione, comunque,  compenserà solo parzialmente il calo delle presenze, pari addirittura al 70%, che la Campania ha accusato nel 2020 causa Covid. Un contributo decisivo è atteso dal turismo domestico che, secondo Srm, sarà in linea con quello previsto a livello nazionale e meridionale: 89% contro il 90,1 dell’Italia e il 91,5 del Mezzogiorno. Il problema, però, resta la contrazione dei flussi turistici dall’estero, soprattutto da quei mercati – a cominciare da quello anglosassone – che rappresentano il principale bacino di clienti cui attingono le strutture ricettive campane. La componente internazionale, infatti, dovrebbe essere meno forte: 57,8% contro il 63,7 dell’Italia e il 60 del Sud.

Il minor recupero della domanda internazionale ridimensiona, dunque, sembra destinato a ridimensionare l’impatto economico generato dalla crescita delle presenze. La spesa turistica dovrebbe aumentare di 5,2 miliardi di euro rispetto al 2020, il che favorirebbe una crescita di oltre 3,7 miliardi del fatturato del settore. Un dato che lascia ben sperare se si pensa che la crisi ha tagliato il 70% del valore della spesa turistica e il 71% del fatturato delle imprese del settore, riducendo il pil regionale dell’1,72%. In Campania il blocco della mobilità ha inflitto un colpo durissimo a un’economia che si fonda soprattutto sul turismo: il settore pesa produce 4,45 miliardi di valore aggiunto e dà lavoro a oltre 105mila persone.

I dati campani sono superiori alla media nazionale per quanto riguarda sia il valore aggiunto che l’occupazione. Nel 2019, con oltre 6,3 milioni di arrivi e una crescita dello 0,7% rispetto all’anno precedente, la Campania era al primo posto tra le mete turistiche del Sud. E anche l’indotto beneficiava di questo boom, se si pensa che le imprese regionali attive nella ristorazione e nel settore dell’ospitalità sono circa 38mila e rappresentano il 7,8% del totale. Uno dei punti di debolezza della regione, però, è la stagionalità del turismo: il 68% delle presenze si concentra nel periodo che va da maggio a settembre. E proprio l’avvicinarsi della stagione estiva preoccupa imprenditori e Regione, tanto che il governatore De Luca ha annunciato di voler vaccinare tutti gli operatori turistici e rendere le isole Covid free.

Ma se non si riuscisse ad arrestare la corsa del virus, Srm prevede due scenari assai meno ottimistici di quello descritto in precedenza: il primo prevede 13,4 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda sul 2019 pari al 61%; il secondo, ancora più pessimistico, stima 9,2 milioni di presenze e una risalita della domanda pari solo al 42% di quella registrata due anni fa. Ecco perché per gli albergatori non c’è tempo da perdere: «Bisogna accelerare se vogliamo evitare che la Grecia e la Spagna ci sottraggano turisti – sottolinea Costanzo Iaccarino, presidente campano di Federalberghi – La strategia è chiara: località di vacanza immunizzate, vaccinazioni a tappeto, strutture attrezzate per gestire eventuali emergenze e una forte campagna di marketing: così la nostra regione si metterà la crisi alle spalle».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.