Una videoconferenza Napoli-Mosca: da una parte Vincenzo De Luca e i suoi uomini di fiducia, dall’altra Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Fondo di investimenti diretti russo, molto vicino a Putin. Così è avvenuto il contatto tra la Regione Campania e i fornitori del vaccino russo Sputnik V, del quale Palazzo Santa Lucia ha “prenotato” diverse dosi in attesa dell’approvazione da parte dell’Ema. Il tutto facilitato dall’ambasciatore italiano a Mosca Pasquale Terracciano.

La chiamata è avvenuta il 12 febbraio, giorno in cui il governatore ha potuto parlare direttamente con l’uomo del “fondo di Putin” da 10 miliardi, principale investitore del vaccino e già partner di diverse aziende italiane e firmatario, nel 2019, di un accordo con Cassa depositi e prestiti per investire 300 milioni a supporto di imprese italiane che vogliono svilupparsi in Russia. Dopo la presentazione fatta dall’ambasciatore è partito il dialogo, con l’ausilio di un interprete.

De Luca – riporta Repubblica – ha proposto a Dmitriev di acquistare alcuni milioni di dosi di Sputnik per vaccinare i 4,5 milioni di campani ancora in attesa. “Prima di darvi il nostro vaccino, vogliamo essere certi che non ci sia niente contro le regole della Ue e dell’Italia”, la risposta del russo. A quel punto la Regione ha fornito rassicurazioni su una clausola sospensiva da inserire nel contratto “fino a quando Sputnik non avrà ricevuto il nullaosta dell’Ema/Aifa”. “Inoltre – precisano da Palazzo Santa Lucia – la fornitura russa sarà aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quelle concordate tra Ue e Italia”.

La scorsa settimana la trattativa si è conclusa con l’annuncio di De Luca ai media, che suscitò diverse polemiche sull’autonomia messa in atto dalla regione per garantirsi forniture di un vaccino non ancora approvato. Nel contratto si parla di almeno 3 milioni di dosi pronte ad arrivare a Napoli, dal costo di 19,90 dollari a persona, considerando la prima somministrazione e quella di richiamo: lo stesso prezzo praticato ai 30 paesi che lo stanno usando, tra cui Ungheria, Slovacchia e San Marino.

Sulla decisione, osteggiata dal governo e da altri presidenti di regione tra i quali quello dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, si è espresso anche il vicepresidente della Campania Fulvio Bonavitacola: “Qualcuno ci dica che questa nostra attività viola qualcosa. Draghi ha detto che il governo sta potenziando le forniture, ma non c’è nessun motivo per tornare indietro sul nostro accordo. Sarà un approvvigionamento integrativo, per quanto possiamo essere ottimisti ritengo che sarà utile, anche per altre regioni”.