È la Campania l’osservato speciale del governo in queste ore. Dopo il passaggio dalla Zona Gialla a quella Arancione di cinque Regioni – Abruzzo, Liguria, Toscana, Basilicata e Umbria – annunciato ieri, adesso dovrebbe essere il turno della Regione governata dal Presidente Vincenzo De Luca. Si parla di Zona Arancione, naturalmente, ma anche di Zona Rossa, addirittura. Un doppio salto che renderebbe inspiegabile la decisione, già ampiamente criticata da più parti, dell’assegnazione della Campania alla fascia a rischio meno elevato dal dpcm lo scorso 4 novembre. Altre voci – si rincorrono, anche incoerenti, da ieri pomeriggio – ipotizzano che la Regione potrebbe rimanere comunque in Fascia Gialla. Sembra insomma ancora tutto aperto.

Un’altra soluzione viene intanto rilanciata da più media: Campania a in Zona Arancione con le aree di Napoli e Caserta in Zona Rossa. Un’eventualità possibile dalla collaborazione tra esecutivo e Regione. Se da Roma si può decidere per l’assegnazione nella fascia di rischio intermedio, a Palazzo Santa Lucia si può decidere di chiudere – non tutto: si tratterebbe di restrizioni più severe, al limite del lockdown – aree dove la situazione epidemiologica è più problematica. Un combinato disposto che potrebbe quindi rendere meno scontenti tutti, a livello sia nazionale che locale, anche se il governatore propone da settimane la chiusura di tutto il Paese.

LE POLEMICHE – Continua, senza esclusione di colpi, lo scontro tra De Luca e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Quest’ultimo ha sollevato in più occasioni sospetti sui numeri comunicati all’esecutivo dall’Unità di Crisi Regionale. E non chiude nessuna parte della sua città dove continuano a verificarsi assembramenti – il Lungomare, per esempio: sul quale nel fine-settimana si sono viste migliaia di persone a passeggio. Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) Silvio Brusaferro ha comunque definito validi i dati della Campania. Il governo è quindi alle prese con i 21 parametri per decidere l’assegnazione tra le varie Aree di rischio. Alcuni media riportano di timori dell’esecutivo: se da una parte i numeri suggeriscono che il sistema sia ancora in grado di reggere, dall’altra si teme una nuova ondata di proteste. Proprio a Napoli, dopo l’annuncio del lockdown regionale (poi ritrattato) da parte del Presidente Vincenzo De Luca, si verificarono le prime manifestazioni e proteste, anche violente, lo scorso venerdì 30 ottobre.

BENEVENTO – Di avviso diverso, da quello del sindaco di Napoli, è Clemente Mastella. Il primo cittadino di Benevento, attraverso un post sulla sua pagina Facebook, ha fatto sapere di essere pronto a prendere decisioni più stringenti, a imporre misure restrittive, anche a costo di essere impopolare, pur di contenere il contagio. “Mentre invito tutti al senso di responsabilità, che a volte da parte di alcuni non vedo – ha scritto il sindaco – per fine settimana farò nuovi provvedimenti restrittivi, per evitare assembramenti e quindi la diffusione del contagio virale. Tra la popolarità a buon mercato e l’assunzione di responsabilità come sindaco, che ha come stella polare la salute della comunità che amministra, scelgo la lotta dura contro il virus pur sapendo che questo costerà dei sacrifici. Ormai siamo in guerra, chi al fronte e chi in retrovia, ma siamo in guerra. Alcuni ancora non se ne rendono conto. Chi rimane scettico vada in qualche ospedale della città. E chieda al personale, cui va il mio grazie come sono messi, o telefoni al proprio medico di famiglia per avere il polso della situazione che sta sfuggendo di mano”.

 

LA SITUAZIONI – L’ultimo bollettino ha riportato 3.120 positivi nelle ultime 24 ore. Di questi 1.711 in provincia di Napoli e 534 in provincia di Caserta. La media nei tre giorni precedenti era stata rispettivamente 2143.7 e 833.3 – il lunedì vengono sempre processati meno tamponi. La Campania al momento ha 1.817 posti letto covid occupati a fronte di 3.160 disponibili. La percentuale di occupazione è del 57,5%. Per quello che riguarda le terapie intensive sono 186 i posti occupati a fronte dei 590 di tutta la rete assistenziale. La soglia in questo caso è del 31,5%.