I tempi dell’incoscienza e del “basta che c’è l’amore per mettere su famiglia” sono solo un ricordo. Oggi le coppie ci pensano molto bene prima di fare un bambino e spesso rimandare vuol dire rinunciare. In Campania il tasso di fecondità totale (Tft), cioè il numero medio di figli per donna, oscilla da un minimo riscontrato nella provincia di Avellino di 1,13 a un massimo registrato a Napoli di 1,37, passando per Benevento che si attesta a 1,21. Inoltre si diventa genitori “tardi”, cioè intorno ai 31 anni compiuti da qualche mese. Siamo ben lontani dal livello di sostituzione che garantirebbe il ricambio generazionale: per avere un equilibrio tra anziani e giovani ogni donna dovrebbe avere 2,1 figli.

Numeri che confermano i timori espressi pochi giorni da da papa Francesco, secondo il quale «l’inverno demografico mette in pericolo il futuro del Paese». Nel 2020, d’altro canto, in Italia sono nati circa 400mila bambini, record negativo se guardiamo agli anni Sessanta, quelli del “baby-boom”, quando i nuovi nati superavano il milione. «Uno dei motivi del calo di nascite – spiega Salvatore Strozza, professore di Demografia dell’università Federico II, è l’uscita delle generazioni degli anni ‘60, più propense a fare figli, che si affianca all’ingresso di quelle degli anni ’90, cioè degli attuali ventenni e trentenni, molto meno inclini alla famiglia». Così il tasso di fecondità totale a livello nazionale arriva a 1,27 figli per donna: troppo poco per garantire un ricambio generazionale.

«Oltre all’ingresso della nuova generazione in età fertile – sottolinea Strozza – è cambiato anche il timing, cioè l’età nella quale si fanno i figli: oggi è circa 32 anni». Mettere al mondo un bimbo è diventato un lusso per pochi privilegiati. «Oggi risulta molto difficile conciliare il lavoro con la maternità – afferma Strozza – Probabilmente anche la maggior instabilità delle unioni incide, ma un ruolo centrale ce l’ha la carenza dei servizi a sostegno della famiglia». L’uscita tardiva da casa e la stabilizzazione lavorativa che avviene in età più avanzata rispetto al passato contribuiscono a far slittare i progetti riproduttivi, sebbene il modello familiare formato da genitori più due figli resti quello ideale per le coppie.

«Uno dei principali effetti negativi – spiega Strozza – è il forte restringimento della piramide dell’età, la base (che rappresenta la popolazione giovane) si riduce sempre di più, mentre si allarga il vertice (popolazione anziana). Ciò rende difficile l’equilibrio tra generazioni». Ciò significa che ci ritroveremo presto davanti a un vuoto di persone in età lavorativa e a un forte squilibrio tra chi lavora e chi percepisce la pensione. Un aiuto importante per limare il dislivello generazionale potrebbe arrivare dagli immigrati che fanno più figli e in età più giovane, ma anche gli italiani devono fare la loro parte. «Bisogna creare per rendere concreta la realizzazione dei desideri riproduttivi – conclude Strozza – Per farlo bisogna creare servizi e normative che favoriscano la possibilità di conciliare gli impegni familiari con quelli lavorativi».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.