Caro Matteo, credo sia arrivato il momento di fermarsi un attimo.
Non per rinunciare alla politica, non per scegliere l’isolamento e nemmeno per chiudere il dialogo con gli altri partiti. Ma per evitare che, inseguendo a ogni costo un’alleanza decisa da altri, Italia Viva finisca per perdere sé stessa.

Italia Viva non è nata per essere contro qualcuno a prescindere. Non è nata per essere il partito dell’antiberlusconismo, dell’antisalvinismo, dell’antimelonismo o dell’antirenzismo al contrario. Non è nata per sostituire un nemico con un altro né per costruire la propria identità sulla necessità di mandare qualcuno a casa. È nata perché una parte importante del Paese non voleva più essere costretta a scegliere tra schieramenti contrapposti, populismi diversi e appartenenze ideologiche precostituite. È nata per dare una casa ai riformisti, ai liberali, ai garantisti, agli europeisti, ai popolari, a chi crede nella crescita, nelle imprese, nel lavoro, nelle infrastrutture, nell’innovazione e nel merito. È nata per cambiare l’Italia, non semplicemente per cambiare chi occupa Palazzo Chigi. Per questo dobbiamo domandarci con sincerità dove stiamo andando.

Oggi non esiste un vero centrosinistra

Oggi non esiste un vero centrosinistra. Esiste un asse politico già delineato tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni si incontrano, discutono il programma, delimitano il campo e stabiliscono il baricentro della futura coalizione. Italia Viva, invece, rischia di restare fuori dalla stanza nella quale si prendono le decisioni, aspettando di essere chiamata soltanto quando serviranno i suoi voti. Questa non sarebbe un’alleanza. Sarebbe un’annessione. Non possiamo diventare la foglia di fico moderata di una coalizione radicalizzata. Non possiamo servire soltanto a tranquillizzare gli elettori riformisti mentre la linea politica viene decisa da Conte e condizionata da AVS. E, soprattutto, non possiamo essere “contizzati”.

Le posizioni

Abbiamo contrastato Giuseppe Conte non per una questione personale, ma per ragioni politiche profonde. Abbiamo contestato il giustizialismo, l’assistenzialismo, i bonus privi di una strategia, l’ostilità verso le infrastrutture, l’ambiguità nei confronti delle imprese e una concezione populista delle istituzioni. Abbiamo assunto la responsabilità di interrompere quella stagione per consentire la nascita del governo Draghi. Non possiamo spiegare agli italiani che quel modo di governare rappresentava un problema e presentarci, pochi anni dopo, come una componente secondaria di una coalizione nella quale proprio Conte rischia di diventare il leader politico e culturale. Le sue posizioni sulla Russia dimostrano che molte ambiguità non sono state superate. Sono ancora tutte lì. E non riguardano soltanto l’Ucraina: riguardano la collocazione internazionale dell’Italia, il rapporto con l’Europa, con la NATO e con le democrazie occidentali.

Non alleanza, ma resa

Un partito autenticamente europeista e atlantista non può mettere queste differenze tra parentesi in cambio di qualche collegio o della promessa di una futura partecipazione al governo. Se questo fosse il prezzo dell’unità, non sarebbe unità. Sarebbe resa. Per quale ragione dovremmo consegnarci politicamente a una coalizione prima ancora di conoscere le regole della competizione? Prima viene la linea politica. Poi vengono le alleanze. Fermiamoci, dunque. Diamo a Italia Viva una linea autonoma. Ricostruiamo una casa riformista vera, aperta e libera. Parliamo agli italiani e non soltanto ai vertici degli altri partiti. Si può trattare su tutto. Ma non sulla propria identità.

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Andrea Viola, Avvocato, Consigliere Comunale Golfo Aranci, Coordinatore Regionale Sardegna Italia Viva; Conduttore Rubrica Vivacemente Italia su Radio Leopolda