La Consulta boccia le norme di assegnazione delle case popolari in Lombardia, perché discriminano i migranti. Pesante bocciatura per la Lega. «È irragionevole – ha stabilito la Consulta – negare l’accesso all’edilizia residenziale pubblica a chi, italiano o straniero, al momento della richiesta non sia residente o non abbia un lavoro nel territorio della Regione da almeno cinque anni. Questo requisito, infatti, non ha alcun nesso con la funzione del servizio pubblico in questione, che è quella di soddisfare l’esigenza abitativa di chi si trova in una situazione di effettivo bisogno».

La Consulta ha accolto la censura sollevata dal Tribunale di Milano sul requisito della residenza o dell’occupazione ultraquinquennale stabilito dall’art. 22 della legge della Regione Lombardia n. 16 varata nell’era Maroni. La Corte ha ritenuto che «la norma impugnata violi i principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto fonte di una discriminazione irragionevole in danno di chi, cittadino o straniero, non possieda il requisito richiesto. Ma la norma contrasta anche con il principio di uguaglianza. «Ora quelle norme vanno cambiate anche in altre Regioni», commenta l’Asgi.