È possibile che il Ghb, la cosiddetta droga dello stupro, abbia avuto un ‘ruolo’ nel caso di Ciro Grillo e dei suoi tre amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, tutti a rischio processo con l’accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza che, il 17 luglio 2019, sarebbe stata stuprata nella villa in Sardegna, a Cala di Volpe, del garante del Movimento 5 Stelle.

A metterlo nero su bianco è il professore Enrico Marinelli, in una perizia redatta nell’interesse della presunta vittima, oggi 21enne. “In linea puramente teorica non è possibile escludere l’uso di sostanze di questo tipo, prima o in associazione con l’alcol”, scrive nella perizia Marinelli, dove il “questo tipo” sono appunto le droghe dello stupro, “particolarmente insidiose in quanto costituite da liquidi inodori e incolori, facilmente mescolabili alle comuni bevande, anche non alcoliche, senza che la vittima se ne possa accorgere”.

La perizia medico-legale, riportata oggi dal Corriere della Sera, è stata depositata dall’avvocato Giulia Bongiorno, che difende la ragazza, in vista della cruciale udienza preliminare prevista il 5 novembre nel tribunale di Tempio Pausania.

Un documento che per la prima volta pone nella complicata vicenda del presunto stupro di gruppo ai danni della giovane studentessa italo-norvegese, “in linea teorica”, l’ipotesi di utilizzo della droga dello stupro. Ipotesi mai avanzata neanche dagli inquirenti che hanno chiesto il processo per Ciro Grillo e i suoi tre amici genovesi: il professore Marinelli arriva a considerare la possibilità di un uso del Ghb per il blackout legato all’assunzione di alcol: “Un’amnesia — spiega — senza la perdita di coscienza e la capacità di compiere azioni complesse come conversare, guidare, avere rapporti sessuali e perfino uccidere”.

La stessa ragazza che ha denunciato Grillo e compagni ha sempre riferito, prima ai carabinieri di Milano e poi agli inquirenti, di essere stata costretta a bere da una bottiglia un cocktail di vodka e lemon soda poco prima della violenza di gruppo. Per Marinelli la 21enne all’epoca dei fatti “non può aver espresso un valido consenso al rapporto di gruppo” perché l’alcol scemava grandemente la sua capacità decisionale e annullava la sua capacità di autodeterminazione”. Per questo il consulente della ragazza ritiene “presumibile con alto grado di probabilità, che i presenti fossero tutti coscienti della sua temporanea incapacità di autodeterminazione”.

Marinelli sostiene inoltre che i lividi sulle braccia e sulle gambe della ragazza, refertati alla clinica Mangiagalli di Milano otto giorni dopo i fatti, siano “compatibili con un meccanismo di pressione e afferramento attuato da più persone contemporaneamente con le mani”. E quindi la ragazza sarebbe stata tenuta ferma con la forza.

Una ricostruzione sempre smentita da Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria e Ciro Grillo: secondo i quattro amici il sesso quella notte/mattina era consenziente, anzi, era stata proprio la ragazza italo-norvegese a prendere l’iniziativa.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia