Hanno avuto «una condotta omissiva» l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, capo di gabinetto del Viminale, sulla vicenda Open Arms dello scorso agosto. L’hanno avuta nel momento in cui è «mancata indicazione di un Pos (porto sicuro) alla motonave» ed essa è pertanto «illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, più in generale, la tutela della vita umana». È quanto scrive il tribunale dei ministri di Palermo nella richiesta di autorizzazione a procedere, inviata al Senato, nei confronti di Salvini, accusato di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio. Sulla nave vi erano 164 migranti.

Fu il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, a ordinare lo sbarco per una emergenza sanitaria a bordo e a iscrivere nel registro degli indagati il leader leghista, dossier poi passato per competenza al tribunale dei ministri di Palermo. Nella richiesta di autorizzazione a procedere si legge inoltre che sulla Open Arms «il grado di esasperazione in cui versavano i migranti, già stremati dalle durissime prove fisiche e psichiche subite prima del soccorso, angosciati dal terrore di venire respinti e riportati in Libia, rende intuitivo come non tanto il prolungamento anche di un solo giorno di navigazione (con il conseguente protrarsi della situazione di grave disagio nella quale pure tali migranti avevano sino a quel momento viaggiato), quanto il fatto stesso di allontanarsi dalle coste italiane, ormai tanto vicine da poter essere raggiunte a nuoto, si sarebbe rivelato del tutto insostenibile ed incomprensibile».

Nella richiesta di autorizzazione a procedere c’è scritto che Salvini ha agito in autonomia «sin da quando, apprendendo dell’intervento di soccorso posto in essere in zona Sar libica dalla Open Arms, coerentemente con la politica inaugurata all’inizio del 2019, adottava nei confronti di Open Arms, d’intesa con i Ministri della Difesa e delle Infrastrutture e dei Trasporti, il decreto interdittivo dell’ingresso o del transito in acque territoriali italiane, qualificando l’evento come episodio di immigrazione clandestina». Per i giudici nella condotta posta in essere da Salvini «nella qualità di ministro dell’Interno, carica dallo stesso ricoperta all’epoca dei fatti, siano ravvisabili gli estremi del delitto di plurimo sequestro di persona aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale con abuso dei poteri inerenti le sue funzioni e anche in danno di minori e del delitto di rifiuto di atti di ufficio». Salvini avrebbe violato anche la legge Zampa «che prevede espressamente il diritto dei minori non accompagnati di essere accolti in strutture idonee». Inoltre: «Non risultano utilmente invocabili generiche e non comprovate ragioni di tutela della sicurezza pubblica».