Si è cucito le labbra in segno di protesta. Protagonista del grave gesto di autolesionismo, uno dei migranti trattenuti nel Centro per rimpatri di Macomer, in provincia di Nuoro, dove nel pomeriggio di giovedì è scoppiata una rivolta per le condizioni di vita all’interno della struttura. Alcuni dei reclusi sono saliti sul tetto urlando slogan e le forze dell’ordine hanno lavorato a lungo per ristabilire la calma, riporta il quotidiano L’Unione sarda.

Inaugurato lo scorso gennaio, il Cpr di Macomer è stato già al centro di tensioni e polemiche. Si tratta del primo aperto in Sardegna, ricavato dall’ex carcere di Bonu Trau, e al momento ospita alcune decine di stranieri irregolari in attesa di rimpatrio. Poche e frammentate le notizie sull’accaduto. «Secondo le informazioni filtrate dall’interno, l’uomo che si è cucito la bocca era in sciopero della fame. Sarebbe stato trascinato di peso in infermeria e a quel punto alcuni compagni avrebbero dato inizio alla protesta», racconta Valentina Tosini, avvocato dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. Nel centro «c’è uno stato di tensione costante», riferisce.

«Le rivolte all’interno dei cpr non sono un fatto nuovo ma uno scenario costante degli ultimi dieci anni», spiega al Riformista Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Asgi. «Va infatti evidenziato come quasi tutti i Cpr o ex Cie hanno chiuso, temporaneamente o definitivamente a seguito di gravi danneggiamenti. Questa inquietante continuità evidenzia come le rivolte non sono quindi esiti di gruppi di persone violente e neppure conseguenza di specifiche cattive gestioni che pure ci sono. Le rivolte nascono dalla natura intrinsecamente violenta dei centri di detenzione amministrativa in Italia e dalla totale assenza di un sistema di controllo da parte di un’autorità terza rispetto alla stazione appaltante e all’ente gestore per ciò che riguarda il rispetto dei diritti delle persone trattenute», prosegue Schiavone.

«Nel caso di Ors Italia, controllata dalla omonima multinazionale svizzera non mi stupisce che una situazione così grave sia avvenuta a pochi mesi dalla apertura. Ors è tristemente nota a livello internazionale per essere un ente profit che ottimizza i profitti comprimendo al massimo lo standard di servizi. Anche nel caso dell’appalto di Macomer la Ors infatti si era aggiudicata la gara puntando a fare una offerta al massimo ribasso».