In merito al caso del migrante morto nel Cpr di Gradisca, forse in seguito ad un pestaggio, ha scritto al Riformista il capo della Polizia Franco Gabrielli. Riportiamo per intero le parole del capo della Polizia e la risposta del direttore Piero Sansonetti.

Gentile Direttore, nell’articolo pubblicato sul suo giornale all’indomani della morte del giovane georgiano al CPR di Gradisca, viene stigmatizzato il mio comportamento poiché mi sarei limitato a mostrare indignazione per i paragoni fatti con l’uccisione di Stefano Cucchi, invece di spiegare cosa è accaduto, quali siano le responsabilità, se e come si stia indagando per scoprire i colpevoli. Il motivo è semplice e mi sembra, in verità, anche strano che io lo debba spiegare. In uno stato di diritto anche il Capo della Polizia, come dovrebbe fare ciascun cittadino, aspetta gli esiti delle indagini della magistratura prima di dire alcunché, in quanto ogni dichiarazione sarebbe quantomeno avventata, oltre che irrispettosa del lavoro condotto dall’Autorità giudiziaria. Tanto più perché la vicenda vede il possibile coinvolgimento tra gli altri anche di operatori di polizia. Per lo stesso motivo non posso però accettare giudizi sommari e incauti di altri che, nell’imminenza degli eventi, si arrogano il diritto di emettere sentenze. Con viva cordialità. Franco Gabrielli

Ecco la risposta del direttore de Il Riformista.

Lei ha perfettamente ragione, dottor Gabrielli, ad aspettare l’esito delle indagini prima di esprimere giudizi. Ma non può pretendere, ovviamente, che la stampa e i partiti politici, nel frattempo, tacciano e oscurino il caso della morte, forse in seguito a un pestaggio, di un giovane cittadino georgiano. E non può negare che il sospetto che possiamo trovarci di fornte a un nuovo caso-Cucchi sia legittimo. E allora perché polemizzare? Del resto lei crede che si sarebbe mai arrivati alla soluzione del Caso-Cucchi se la stampa non avesse incalzato? Lei sta facendo speldidamente il suo lavoro di capo della polizia: lasci però che noi si tenti di fare bene il nostro di giornalisti. Piero Sansonetti