Anche se il procuratore di Gorizia non lo esclude, la morte del migrante georgiano Vakhtang Enukidze nel Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio) di Gradisca d’Isonzo non sarebbe stata causata dalle percosse. È quanto è stato rilevato dall’autopsia condotta nell’ospedale di Gorizia.  «Si può escludere che ci siano state lesioni traumatiche importanti tali da poter essere messe in concausa con il decesso, c’erano lesioni superficiali di difficile datazione, forse anche pregresse, ma niente di così rilevante», ha detto il medico legale del Garante dei detenuti Lorenzo Cociani, intervistato dal TgR Friuli Venezia Giulia. «Da un’analisi macroscopica – ha aggiunto Cociani – non sembrano emergere dati evidenti che facciano pensare a una patologia» come causa del decesso. Per avere un quadro completo bisognerà attendere l’esito degli esami tossicologici e istologici.

«Non escludiamo al cento per cento cause di tipo violento»: c’è una prima indicazione che arriva dall’autopsia, ma occorre “prudenza” ed è presto per dare «un’indicazione precisa e univoca», commenta il Procuratore di Gorizia Massimo Lia. Ad ogni modo Il Garante nazionale delle persone private della Libertà, Mauro Palma, fa sapere che «seguirà con molta attenzione i risultati degli esami tossicologici e sottolinea il dovere per chiunque fosse stato testimone, o abbia avuto contezza del verificarsi di episodi di comportamenti lesivi nei confronti del signor Vakhtang di informarne l’autorità giudiziaria». «Non deve esserci spazio – prosegue il Garante dei detenuti – per nessun sospetto di omertà o di impunità rispetto alla morte di un giovane uomo mentre era sotto la responsabilità dello Stato».

A fronte della ricostruzione della dinamica della morte del detenuto ancora in fase di accertamento, l’assessore regionale alla Sicurezza del Friuli Venezia Giulia, il leghista Pierpaolo Roberti, dichiara: «La morte di una persona è sempre un fatto tragico ma, alla luce degli esiti degli esami autoptici sulla vittima, credo siano doverose le scuse di chi negli ultimi giorni ha insinuato l’ipotesi di un pestaggio o che ci si trovasse di fronte ad un nuovo “caso Cucchi”, arrivando addirittura ad avanzare accuse di insabbiamenti». Roberti parla di risultati «che non evidenziano lesioni traumatiche importanti» e sottolinea come la Regione ha da subito difeso le forze dell’ordine «dalle accuse infamanti che oggi sono state smontate dagli esami svolti, peraltro, alla presenza di un perito di parte». «Se ora la Polizia di Stato deciderà di difendere la propria immagine in sede giudiziaria – conclude Roberti – la Regione non potrà che valutare la propria costituzione parte civile in un eventuale processo».

«Il lavoro della Magistratura – commenta a sua volta l’ex presidente della Regione, Deborah Serracchiani in risposta alle asserzioni dell’assessore leghista – va rispettato dall’inizio alla fine e non va strattonato in un senso o nell’altro: tutti dovrebbero chiedere che si faccia luce rapidamente ma non che la verità confermi posizioni politiche o d’altra natura».  «Se il Procuratore di Gorizia si mantiene prudente nel corso dello svolgimento di un’indagine delicata – prosegue la deputata del Partito democratico – l’istituzione Regione dovrebbe esserlo ancora di più. Lo stesso vale per chi ha subito evocato parallelismi con casi di violenza e depistaggio».