Se è troppo presto capire cosa sarà di Mario Draghi dopo l’esperienza di governo, è certo che per altri giorni, una manciata di mesi, l’ex Presidente della Banca Centrale Europea (Bce) resterà a Palazzo Chigi dopo aver rassegnato le dimissioni da Presidente del Consiglio nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Fine, anzi no: per il momento sono titoli di coda sui 522 giorni del governo cosiddetto di “unità nazionale”.

La comunicazione di Draghi ieri mattina al Senato aveva richiamato i partiti a una presa di responsabilità. Dopo l’apertura della crisi per via del non voto al dl Aiuti da parte del Movimento 5 Stelle la settimana scorsa, lo strappo con il centrodestra, e soprattutto con la Lega ripetutamente colpita dalle bordate del premier nel suo discorso, è risultato irreparabile. Draghi ora si dovrà occupare con il suo governo dei cosiddetti affari correnti mentre Mattarella indirà presumibilmente le elezioni.

Per Affari Correnti si intende un regime di autolimitazione del governo che non ha più la pienezza dei poteri. Il costituzionalista Alfonso Celotto spiega a Il Corriere della Sera che l’esecutivo non ha più capacità programmatica. Il governo non può fare nomine, non può fare disegni legge (inclusa la Finanziaria) e non può approvare decreti legislativi, salvo eccezioni imposte da scadenze imminenti (come il Pnrr).

All’esecutivo il compito di concludere attività già in corso e di affrontare eventuali imprevisti. I decreti legge possono essere adottati in caso di emergenza. Il governo Draghi dovrebbe restare in carica fino al giorno del giuramento del nuovo governo. Le Camere vanno verso lo scioglimento. Le date candidate per le elezioni sono quella del 25 settembre e quella del 2 ottobre. La data del 18 settembre sarebbe stata esclusa in quanto non ci sarebbero i tempi tecnici per far votare gli italiani all’estero. Alle 18:30 è previsto il Consiglio dei ministri.

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