Viggiù, comune in provincia di Varese, circa 5.200 abitanti, più vicina alla Svizzera che al capoluogo, si è diffusa la cosiddetta variante scozzese. È stata individuata nel laboratorio di microbiologia dell’Ospedale di Circolo di Varese. La mutazione è stata definita N439K. È stata osservata per la prima volta in Scozia nel marzo 2020.

“Ma si tratta di un nome più giornalistico che virologico”, puntualizza Fabrizio Maggi, direttore dell’Ospedale Circolo. “Non si tratterebbe di una mutazione particolarmente pericolosa, ma ci sono indicazioni sul fatto che possa essere una variante più resistente di altre. Non tutte le varianti hanno un impatto biologico bisognerà studiarla per capire se ha effetti sulle vaccinazioni o sulle reinfezioni”.

All’ospedale varesino erano state individuate anche le varianti brasiliana e sudafricana. A dare l’annuncio della cosiddetta mutazione scozzese il consulente della Regione Lombardia Guido Bertolaso. “Sembra che ci sia una variante delle varianti, nel senso che pare che la variante inglese sia ulteriormente mutata, tanto che stiamo parlando di variante scozzese in un paio di comuni della provincia di Varese”.

I positivi emersi alla variante nel paesino sono stati 14, uno quello positivo alla variante inglese. Ieri è partito lo screening che continuerà fino a sabato. Circa 1.300 le persone tamponate oggi. Testati anche i guariti dal covid-19 che i vaccinati. Da ieri alle 18:00 il comune è in Zona Rossa come Bollate, Castrezzato e Mede. La scuola è chiusa, gli studenti in Dad.

Sono almeno cinque le varianti in circolo in Italia, ha detto Massimo Ciccozzi, ordinario di epidemiologia all’università Campus Biomedico di Roma, in un’intervista al Corriere della Sera. “Quasi tutte hanno la mutazione sul gene che produce la proteina Spike usata dal virus per agganciarsi alle cellule umane – ha spiegato – La variante cosiddetta inglese, la brasiliana, la sudafricana, una quarta sequenziata a Napoli, identificata per la prima volta in Nigeria. A Viggiù, in Lombardia, è stata sequenziata una variante scozzese. In un lavoro pubblicato su Lancet Infectious Disease col virologo Arnaldo Caruso abbiamo descritto un nuovo ceppo trovato a Brescia in un paziente oncologico che è poi guarito dal Covid-19. Questo episodio è interessante perché sarebbe la dimostrazione che il virus si è evoluto all’interno della persona infettata ed è cambiato”.

Nessuna evidenza su una maggiore virulenza delle varianti: gli studi sono in corso. Improbabile, secondo Caruso. “Le varianti sono il sintomo di una circolazione troppo alta del virus. E questo significa dare all’agente patogeno che da un anno ci tiene sotto scacco l’opportunità di produrre altre mutazioni che prima o poi potrebbero compromettere il funzionamento dei vaccini. Non dobbiamo assolutamente permettere che questo accada. È una fase molto critica”.

Vito Califano