Eugenio Gaudio ha rifiutato l’incarico a commissario della Calabria, commissariata dal 2009. È il terzo commissario a saltare in poco più di una settimana. La Calabria è Zona Rossa e a guidarla c’è un presidente facente funzioni, Nino Spirlì, dopo la morte improvvisa lo scorso 15 ottobre della governatrice eletta Jole Santelli. Il governo ha fallito con i commissari Saverio Cotticelli, Giuseppe Zuccatelli e quindi con Gaudio. Gino Strada, tirato in mezzo dall’esplosione del caso Calabria, ha annunciato un accordo di collaborazione tra EMERGENCY e Protezione Civile per affrontare l’emergenza.

La vicenda Gaudio ha aggiunto un’altra sfumatura alla storia calabrese. Eugenio Gaudio ha 64 anni. Cosentino, ex rettore dell’Università La Sapienza di Roma. È laureato in Medicina e Chirurgia alla Sapienza nel 1980 e si è specializzato in Medicina interna nel 1985, ricercatore di Anatomia umana presso l’Ateneo dal 1983 al 1986. È stato professore all’Università dell’Aquila dal 1987, dove dal 1997 al 2000 è stato Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

A succedergli alla Sapienza è Antonella Polimeni, appena eletta: sarà la prima donna a guidare l’ateneo più grande d’Europa. E c’entra una donna anche nel caso Calabria. Se Gaudio ha rifiutato il suo incarico è per la moglie, come ha detto in un’intervista a Repubblica. “Motivi personali e familiari me lo impediscono – aveva esordito l’ex rettore – Mia moglie non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare”.

La moglie di Gaudio si chiama Ida Cavalcanti ed è cosentina come il marito. Cavalcanti sarebbe una tifosa sfegatata del Cosenza, è emerso. “Ma non è vero niente, sono verità romanzate: non seguiamo il calcio. Comunque ogni famiglia ha le sue dinamiche”, ha detto al Corriere della Sera l’ex rettore. “Non dico altro, non è colpa do nessuno. Sono questioni che riguardano l’intimità di una famiglia: io mi sarei trasferito a Catanzaro per lavorare 14 ore al giorno come sono abituato, avrei preso l’impegno sul serio”. Non c’entra comunque niente il concorso universitario sul quale era indagato a Catania l’ex rettore. Caso archiviato.

Cavalcanti è avvocato, amministratrice di un laboratorio diagnostico sulla Tuscolana a Roma. Famiglia di magistrati, come ha scritto il Foglio. A incidere sulla questione, tuttavia, più che il parere contrario di Cavalcanti, è stata la politca. Secondo Vittorio Cavalcanti, fratello di Ida, intervistato da Simone Canettieri del quotidiano diretto da Claudio Cerasa, al cognato sarebbe mancata una copertura politica piena da parte della maggioranza. “I grillini, a partire da Nicola Morra, volevano Gino Strada e basta. E hanno minacciato di non votare il decreto Calabria. Il Pd, vista la matrice cattocomunista, è rimasto come sempre acquattato. E nel frattempo sono uscite le peggiori cose su Eugenio”, come l’inchiesta di Catania o le ombre della massoneria.