Quello che voleva evitare Vittorio Emanuele Parsi era proprio che finisse com’è finita: ovvero in caciara. Come spesso succede in televisione, e come praticamente succede sempre nei talk show politici, dov’è di cose serie che si dovrebbe parlare seriamente o almeno onestamente. Il professore, dopo un breve battibecco con il collega Alessandro Orsini, ha spento il monitor, interrotto il collegamento con la trasmissione di Bianca Berlinguer Cartabianca, su Rai3. “Era questo che volevo evitare: fare da cassa di risonanza a queste buffonate”. Si parlava di guerra in Ucraina.

L’episodio dopo settimane di polemiche sul compenso di Orsini – definito da alcuni anche filo-putiniano, molto criticato per le sue posizioni critiche verso l’Occidente sulla crisi in Ucraina – sulla sua partecipazione (12mila euro per sei puntate) alla trasmissione. Il professore ha infine accettato di partecipare al programma a titolo a gratuito e ha richiamato addirittura il collega Parsi dagli studi di Cartabianca. “Non hai detto nulla, hai fatto una figuraccia. Hai fatto un intervento da saccente, non hai nulla da dire”.

Parsi, classe 1961, è politologo e accademico italiano. Si occupa principalmente di relazioni transatlantiche, politiche di sicurezza in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Professore ordinario di Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presso lo stesso ateneo insegna anche “Studi strategici”. È docente anche presso la facoltà di Economia all’Università di Lugano in Svizzera. È direttore di ASERI dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Fa parte del Gruppo di Riflessione e Indirizzo Strategico del Ministero degli Affari Esteri. È inoltre membro fondatore della Società per lo Studio della Democrazia (SSD) e insegna presso la Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ha insegnato in passato tra gli altri Paesi anche in Cambogia, Kazakistan, Russia, Libano. Ha collaborato nel corso degli anni come editorialista per diversi quotidiani come La Stampa, Avvenire, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero e per riviste come Filosofia politica, Affari internazionali, La comunità internazionale, Paradoxa, Aspenia, Biblioteca della libertà, Oasis e Vita e Pensiero. È membro dell’Advisory Board del LSE IDEAS (Center for Diplomacy and Strategy at the London School of Economics) e socio della Società italiana di scienza politica (SISP). Fa parte del Comitato scientifico di Confindustria. Ha ricevuto la “UN Peacekeeping Medal” e la “Croce Commemorativa per operazioni di Pace” in Libano (2015 e 2016).

Parsi si era già scontrato con Berlinguer per il modo in cui era stato portato avanti il dibattito, a cui partecipava anche la firma del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi (giornale che da poco vede tra i collaboratori anche Orsini). Poco prima del diverbio con Orsini, Parsi si era rivolto proprio a Berlinguer che aveva provato a riassumere ed interpretare il suo pensiero, l’aveva “corretta” spiegandole come la Turchia – che ha ospitato l’ultimo round di negoziati tra Mosca e Kiev – avesse inviato armi in Ucraina, in particolare droni anti-carro, contrariamente da quanto lei ha affermato. “Avevamo preso un accordo – aveva sottolineato Parsi – che avremmo parlato di fatti, e non è stato rispettato. Per questo, con molta simpatia, io la saluto cordialmente”. A seguire, lo scontro con Orsini e l’interruzione del collegamento.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.