Il direttore mi manda un messaggio: scriveresti di Orsini? Come no, rispondo: è ancora una storia mai raccontata per filo e per segno. Orsini era convinto che ammazzando Napoleone III, si sarebbe fatta l’Italia e andò a Londra per consigliarsi da Mazzini che lo spedi dal suo bombarolo di fiducia che costruiva solo bombe personalizzate per attentati, piccoli capolavori per anarchici. Orsini gli disse da quanti metri avrebbe lanciato la bomba e quando eseguì l’attentato sbagliò tutto, uccise una ventina di innocenti, mancò Napoleone e la Napoleonessa con un paio di complici. Furia dei parigini che non ne potevano più dei jihadisti italiani che tagliavano gole alle principesse romantiche come Sissi e facevano saltare in aria le carrozze. Sicché Orsini e un complice furono ghigliottinati, mentre un terzo fu mandato alla Guyana da cui evase per trovarsi poi nel Settimo cavalleria americano agli ordini del generale Custer alla battaglia di Little Bighorn, unico sopravvissuto. Felice Orsini prima di offrire il collo al boia pronunciò un’appassionata supplica politica a Napoleone III che, si dice, ebbe benefici effetti.

No, mi ha risposto il direttore, non quell’Orsini, l’altro. Quello che da Formigli etc etc. Dunque sono corso a vedere on line che cosa fosse successo nel programma di Formigli. Così, mi vado a vedere il match fra questo Orsini e Parenzo. E scopro che il professor Orsini è giovine, benché abbia scritto un numero strabiliante di libri ed articoli diffusi in tutte le università del pianeta Terra nella sua qualità di specialista in terrorismo internazionale. Fra le opere, un saggio sulle Brigate Rosse. E dunque che cosa avrà detto quest’uomo dall’aspetto vibratile e dalla lingua molto moderna, anzi attuale? Se ho capito bene, Orsini ha sviluppato il suo pensiero su due pilastri molto popolari in Italia. Ammette di essere, sì, un uomo occidentale felice di essere in Occidente (e Parenzo: “Lei sa che nel 1973 Enrico Berlinguer segretario del PCI dichiarò di sentirsi più pro. tetto sotto l’ombrello della Nato?”) ma fino a un certo punto perché non si può biasimare Putin e fare il tifo per Zelensky per due motivi.

Primo, anche gli americani attaccarono una democrazia come quella cilena di Salvador Allende oltre a invadere stati sovrani come l’Iraq. Secondo: Zelensky ha come strategia quella di portarci tutti alla terza guerra mondiale perché sa che i russi non potendo vincere e non potendo perdere la faccia, saranno costretti a usare armi di distruzione di massa. E poi ha confessato di avere i suoi Supereroi, come Superman o l’Uomo Ragno, affermando testualmente: “Per me Zelensky era una sorta di supereroe! Ma la mia percezione sta cambiando perché adesso lui diventa un ostacolo alla pace e per me deve essere abbandonato perché è chiarissimo quel che pensa e al posto suo penserei le stesse cose: lui preferisce la terza guerra mondiale piuttosto che rimanere da solo contro la Russia. E quindi lo vedo come un pericolo per la pace. Per me Zelensky va isolato così come Boris Johnson che disprezza profondamente l’Unione Europea ed è il più guerrafondaio dei leader europei, il primo a voler mandare le armi in Ucraina. E noi ci stiamo facendo guidare sia da Zelensky che da Boris Johnson”.

Questo il succo dell’Orsini-pensiero che si può sintetizzare così: Zelensky sarà pure un supereroe ma il rischio qui è che finisca in una guerra mondiale. I commenti sono già impliciti nella posizione assunta in precedenza da ciascuno di noi, ma con una precauzione d’uso: credo che – storia alla mano – non sia vero che i disarmati e coloro che rinunciano a resistere, siano i miti eroi che difendono la pace. È già accaduto: quando il primo ministro tornò a Londra dopo aver firmato l’accordo di Monaco con Hitler, scese dall’aereo sventolando il documento e annunciando che la pace era salva. Quella carogna di Winston Churchill (che lo avrebbe sostituito dopo le prime batoste) commentò: “Hanno venduto l’onore in cambio della pace ed avranno sia il disonore che la guerra”. Questo è il paradosso: come diceva il Presidente Teddy Roosevelt (zio del più famoso Franklin): “Se vuoi la pace, ricordati di parlare a bassa voce impugnando un nodoso bastone”.

È la solita storia del “Si vis pacem para bellum” e quanto all’attuale guerra il problema è che Putin era disinformato dai suoi militari e spie, altrimenti non avrebbe fatto la pazzia che ha fatto. I pacifisti obiettano: ma adesso ci sono le bombe atomiche e sarebbe meglio arrendersi subito. E perché non fare un nuovo Congresso di Vienna sulle macerie di Kiev e dichiaraci serenamente sottomessi? In fondo, perché no. E poi, serenamente, come scriveva il poeta romanesco Gioachino Belli, la questione è chiusa: “na Sarve reggina, na pisciatina, e se n’annamo a letto”. Ma l’altro Orsini delle bombe e della ghigliottina? Alla prossima puntata.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.