Tutti vogliono Palazzo Marino
Chi sarà il prossimo sindaco di Milano: il candidato che manca e la poltrona esigente
Tutti vogliono Palazzo Marino nell’istante esatto in cui governarlo è diventato più impegnativo di prima. Per tre lustri amministrare Milano ha voluto dire accompagnare una città che cresceva quasi da sola: i cantieri, le torri, l’attrattività, un modello che si autoalimentava e veniva additato come esempio. Oggi quel modello è entrato in una fase di verifica. Le vicende giudiziarie sull’urbanistica, i prezzi delle case saliti più in fretta dei redditi, la fatica di tenere insieme la corsa della città e la vita quotidiana di chi la abita. La ventina e oltre di nomi in corsa non si accalca attorno a un trono comodo, ma attorno a un’eredità più complicata di come appare da fuori.
È il paradosso che l’analisi di Giovanni Diamanti fotografa: mai così tanti candidati per una poltrona diventata così esigente. Chi la conquisterà non raccoglierà soltanto la Milano di Sala, ne erediterà anche le questioni aperte, il rovescio di un decennio di crescita rapida. È anche per questo che la successione non trova un erede naturale: mettere mano ai nodi lasciati da un modello di grande successo, ma ormai meno automatico, chiede più coraggio che ambizione.
Lo stesso Sala ha escluso di sponsorizzare qualcuno e ha avvertito che il proliferare dei nomi non può sostituire la discussione sulle idee: e dice più di quanto sembri, perché è il sindaco uscente ad ammettere che manca la cosa, non solo la persona. Il candidato che davvero manca, in fondo, non è un nome in più nella lista. È – lo diciamo ancora – un’idea di città capace di aggiornare quella che finora è stata vincente.
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