Qualsiasi persona indossasse abiti neri, e spesso (strumentalmente) qualsiasi persona manifestasse, diventò un membro del “Black Bloc”. Erano i giorni del G8 del 2001 e Genova era totalmente nel caos e l’Italia guardava in televisione gli scontri di un evento con il quale il Paese deve fare ancora i conti, dopo vent’anni. Il “Blocco Nero” era raccontato come una sorta di organizzazione, anche se un’organizzazione non è. Più una tattica di guerriglia urbana che cerca lo scontro e il vandalismo.

“Un altro mondo è possibile”, era lo slogan del movimento riunitosi a manifestare sotto l’egida del Genoa Social Forum che riuniva realtà diverse tra loro: anarchici, sinistra, ambientalisti, anticapitalisti, no-global, contestatori della grande finanza mondiale. Le manifestazioni, inizialmente pacifiche, degenerarono rapidamente per via dell’impostazione disastrosa e violenta delle forze dell’ordine e dell’apporto di frange estreme della contestazione. Genova era divisa in tre zone, in quei giorni: la Zona Rossa, interdetta; quella Gialla, dove i movimenti erano limitati; quella Verde, dove le manifestazioni erano state permesse e autorizzate. Il vertice tra gli otto Grandi della Terra – George W. Bush, Vladimir Putin, Tony Blair, Jacques Chirac, Gerhard Schröder, Junichiro Koizumi, Jean Chrétien e Silvio Berlusconi – iniziò ufficialmente venerdì 20 luglio. Scoppiò comunque il caos: manganellate, molotov, negozi saccheggiati, auto distrutte, cassonetti divelti, lacrimogeni e sangue.

Il termine “Black Bloc” divenne rapidamente popolare. Era nato in Germania (Schwazer Block) all’inizio degli anni ’80: la polizia tedesca usava il termine per indicare gli Autonomen, estremisti di sinistra che alle manifestazioni indossavano maschere e abiti nere. Il termine fu quindi adottato nelle manifestazioni contro il Pentagono nel 1988, contro la Prima Guerra del Golfo nel 1991 e in occasione del G8 di Seattle nel 1999, tutte negli Stati Uniti. E quindi a Praga durante la riunione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale nel 1999; in Québec, Canada, contro il vertice delle Amercihe; a Goteborg, in Svezia, contro il Consiglio Europeo dell’Unione Europea.

Più che un movimento, una vera e propria organizzazione, si tratta (o almeno così sono sempre stati considerati) come singoli individui che agiscono in gruppo ma uniti nelle intenzioni. Le manifestazioni diventano occasione di guerriglia urbana per il Blocco, che cerca lo scontro violento con le forze dell’ordine. La strategia definita come quella principale del blocco: infiltrarsi nei cortei pacifici e quindi dividersi per agire. Il “Blocco” si è ispirato anche al gruppo anarchico DAN (Direct Action Network) attivo negli USA negli anni ’90.

Sono vestiti di nero, per l’appunto, e in maniera da celare l’identità. Spesso armati: spranghe, bastoni, molotov. Di solito il “Blocco” viene agitato da un piccolo gruppo iniziale che si compatta e comincia l’azione. A questo si uniscono spontaneamente altri in seguito. Gli obiettivi dei Black Bloc sono di solito le istituzioni, le banche e i negozi delle multinazionali. A Genova cominciarono puntellando i marciapiedi e l’asfalto fino a staccarne pezzi da usare negli scontri, nel lancio di oggetti. Poliziotti e carabinieri, in occasione del G8 di vent’anni fa, sono stati accusati di aver lasciato fare i gruppi violenti – anche per ore e prima dell’inizio delle manifestazioni e nonostante le telefonate dei cittadini – e di essere invece intervenuti duramente (i processi dimostreranno con violenza e perfino con armi improprie) contro i cortei pacifici.

I “Black Bloc” sono diventati famigerati dopo i fatti di Genova 2001 che degenerarono con la morte del 23enne Carlo Giuliani e l’irruzione e le violenze della scuola Diaz. Altre occasioni nelle quali è stata riportata la loro azione in Italia sono state in particolare il corteo degli Indignados a Roma dell’ottobre 2011 e le proteste in occasione dell’inaugurazione dell’Expo nel maggio 2015 a Milano, nella zona di Corso Magenta, con una cinquantina di automobili incendiate e una trentina tra negozi, vetrine e abitazioni private devastate. Repubblica scrisse che furono circa 800 i Black Bloc che accesero gli scontri. 10 i fermati dalla polizia e 11 feriti tra gli agenti.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.