Sebbene sia cominciata la tanto attesa Fase 2, ci sono ancora molte restrizioni da rispettare per evitare il contagio da coronavirus. Alcune attività riprenderanno in differita, non per tutti sarà un via libera. Oltre alle attività commerciali, sono molti i divieti per qualunque tipo di ritrovo che possa causare assembramento. Per questo il veto di celebrare le messe resterà ancora per un po’, anche se su questo punto non sono mancate le polemiche da parte dei vescovi attraverso la Cei (Conferenza Episcopale Italiana). Per sopperire a questo provvedimento, preso anche in altri Paesi europei, molti preti si sono ingegnati con il metodo del “confessionale drive-in”un modo per poter ricevere il sacramento della confessione senza uscire dall’auto.

L’IDEA – “È bizzarro, in effetti, ci si avvicina a un sacramento millenario come la confessione senza uscire dall’auto, come si fa da McDonald’s“, comincia così il racconto al Corriere della Sera di padre Vincent Poitau, che insieme al sacerdote David de Lestapis ha organizzato questo nuovo metodo per le confessioni al tempo del Coronavirus nella parrocchia Saint Jean-Paul II di Limoges, in Francia. La messa prevede la partecipazione di molte persone, il che potrebbe risultare pericoloso in questo momento che è ancora da dichiararsi sotto emergenza. Ma la confessione è un momento privato tra il penitente ed il sacerdote, così con le giuste precauzioni i preti hanno accolto questa idea con molto entusiasmo.

L’idea è nata grazie ai social media, partita dapprima nei parcheggi della Polonia e degli Stati Uniti, si è poi estesa in vari Paesi del mondo. Così il 52enne sacerdote francese ha pensato che il metodo potesse funzionare anche per lui. Padre Vincent ha fatto una stima sulla base di quante persone andavano normalmente a confessarsi presso la sua parrocchia e ha notato che mediamente il numero corrisponde alle persone che si avvalgono della confessione drive-in:  “È entrato in funzione sabato 25 aprile, poi abbiamo ricevuto i fedeli ancora sabato 2 maggio, e contiamo di farlo un’ultima volta sabato prossimo. Poi, se tutto va bene, a partire dall’11 maggio in Francia si uscirà gradualmente dalla quarantena e potremo tornare al confessionale tradizionale”.

Inoltre Padre Poitau durante la sua attività in questo periodo di coronavirus, ha notato che la pandemia ha portato la maggior parte della gente di Limoges a comportarsi in maniera buona ed altruistica, almeno coloro con cui i due sacerdoti di questa parrocchia sono rimasti in contatto in settimane così difficili anche attraverso il metodo della confessione: “La mia sensazione è che molti abbiamo cercato di approfittare della quarantena per concentrarsi sull’essenziale, sulle cose più importanti. Chi viene a confessarsi lo fa per liberarsi dei peccati, per sentirsi pulito, ma anche perché è il modo migliore per connettersi al Signore, riconoscendo che da soli non ce la facciamo a uscire dall’infelicità terrena” afferma il sacerdote. “Ecco perché per noi sacerdoti la confessione è il momento più bello. La confessione permette la relazione con il Signore, è lì che ci affidiamo alla sua bontà. Valeva la pena piazzare la nostra tenda bianca davanti alla chiesa, e stare vicino ai fedeli anche e soprattutto in questo momento difficile”.