“Un dramma nel dramma. E’ quello che stanno vivendo i poveri durante questa emergenza coronavirus“. Sono le parole di don Gennaro Pagano, direttore della fondazione Regina Pacis e cappellano del carcere minorile di Nisida. Da settimane il Centro Educativo Diocesano che ha sede a Quarto ma svolge attività in tutta l’area flegrea di Napoli (Licola, Quarto, Rione Traiano) è in prima linea per aiutare i più deboli in questa emergenza nazionale.

La Fondazione, insieme alla cooperativa Regina Pacis, ha lanciato una campagna, denominata ‘Abbi cura di noi‘, con l’obiettivo di “rispondere alle esigenze di chi era già in una situazione di difficoltà. Ci stiamo rivolgendo – spiega don Gennaro – in particolare a minori e disabili. Fornendo loro non solo alimenti e beni di prima necessità ma un contatto umano e strumenti multimediali per fare in modo che non restino indietro”.

Al momento sul sito dove si può contribuire alla raccolta, sono stati raccolti oltre 12mila euro. “Con le vostre donazioni potremo acquistare un piccolo furgoncino e garantire forniture continue di alimenti per l’infanzia, di prodotti sanitari e parasanitari per l’igiene personale di neonati, bambini e disabili, di indumenti intimi o di prima necessità” si legge.

Anche perché “se il virus è democratico perché colpisce tutti, non lo è la conseguenza economica e sociale che ne deriva: si rischia di lasciare ancora più indietro chi già stava indietro e di tenere più ovattato chi già viveva una situazione ovattata”.

Da settimane le attività nella Cittadella dell’Inclusione a Quarto sono limitate a causa dell’emergenza coronavirus. Parte del centro è stata quindi destinata per la raccolta degli alimenti che poi tramite associazioni di volontariato e la caritas vengono consegnate alle famiglie bisognose.

Don Gennaro però non dimentica le difficoltà che in questo periodo stanno vivendo tanti minori che il centro assiste con i progetti casa papa Francesco, casa Raoul e Integra. “Oltre alla difficoltà che accomuna tutte le famiglie disagiate, quindi del ricorso ai generi alimentari, ci sono altre difficoltà che non dobbiamo dimenticare: quella dei bambini costretti alla reclusione forzata proprio in famiglia” spiega aggiungendo che “alcuni vivono in condizioni maltrattanti, altri in condizioni di poca cura, in altri ancora c’è il sospetto di condizioni abusanti. Pensate cosa significa per i bambini vivere tutto questo tempo  senza il contatto con altri adulti di riferimento quali la scuola o gli educatori che hanno anche il compito di vigilare sul loro benessere e su quello che succede tra le mura di casa. Per questo abbiamo deciso di entraci fornendo anche quelle attrezzature multimediali indispensabili”.