“Tutti speravano di tornare presto alla normalità, ma non ci sono le condizioni per farlo, ce lo dobbiamo dire in modo chiaro e forte”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rispondendo alle domande dei cronisti al suo arrivo in prefettura a Milano. Conte è arrivato per la prima volta nella zona più colpita dal coronavirus dopo l’esplosione della pandemia. Visiterà anche Brescia e Bergamo, forse Codogno, Lodi e Piacenza. “La fase 2 è quella della convivenza con il virus, non della liberazione – ha continuato – Stiamo facendo tanti sacrifici, non è questo il momento di mollare, di un liberi tutti. Questo governo non cerca consenso, vuole fare le cose giuste anche se ciò potrebbe scontentare i cittadini”.

Ad attendere il premier nella sua visita in Lombardia le autorità locali e i sindaci. Sul tavolo i nodi ancora da risolvere per la cosiddetta fase 2, come la ripartenza delle industrie e del commercio, la scuola e le funzioni religiose.“Non sono venuto a Milano prima perché nella fase più acuta la mia presenza avrebbe potuto essere addirittura di intralcio, ma nella prima occasione utile era già nei proponimenti di venire”, ha spiegato Conte.

“Con queste nuove misure (quelle annunciate ieri per il 4 maggio in conferenza stampa, ndr) noi manderemo al lavoro altri 4,5 milioni di lavoratori. Un flusso significativo di persone che sicuramente creerà nuove occasioni di contagio”, ha dichiarato il presidente. E sul contrasto con la Cei, che ha chiesto di far ripartire le messe, ha ricordato la possibilità intanto di svolgere i funerali (seppur in gruppi ristretti di massimo 15 persone) e ha spiegato: “Spiace il rammarico della CEI e della Chiesa italiana. Non c’è alcun atteggiamento materialista o insensibilità nei loro confronti, ma c’è una grande rigidità del Comitato tecnico-scientifico sul fatto che la pratica religiosa è statisticamente un grande centro di focolai epidemiologici. Però lavoreremo per stabilire un protocollo di massima sicurezza per garantire a tutti i fedeli di partecipare alle celebrazioni liturgiche in piena sicurezza”.

Nessun chiarimento sull’interrogativo che ha assillato gli italiani, quello dei “congiunti”. “Quella dei congiunti è una forma ampia, generica. Poi verrà chiarita nelle FAQ – ha rimandato Conte – Non significa che potrà si andare in casa altrui, a trovare amici, a far delle feste eccetera. Si potrà andare a trovare persone con rapporti di parentela, rapporti affettivi ma non vuol dire: incontriamoci e diamoci pacche sulle spalle. Voglio ribadire che un quarto dei contagi è avvenuto in casa, negli appartamenti, nel privato”.