Giuseppe Conte prova a scrollarsi di dosso l’etichetta di ‘attendista’ e rilancia la riforma del fisco. Il premier ha diversi sassolini nelle scarpe, alcuni dei quali inizia a toglierseli dal palco del Congresso confederale della Uil. Non è una scelta casuale, perché in prima fila ci sono i segretari delle tre principali sigle sindacali, oltre al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. “Quello alle spalle è un ventennio perduto, per questo stiamo provvedendo a invertire la tendenza che ci vede assolutamente fragili e incapaci nella spesa per gli investimenti”. Il primo colpo è andato, tirando dentro tutti: dal centrodestra al centrosinistra, a Matteo Renzi e il Pd. In fondo c’erano loro al governo.

Il presidente del Consiglio si presenta preparato all’appuntamento, dopo una attenta lettura di social, giornali e siti. Dove il mood è quasi unanime: nella sua maggioranza più di una forza politica (oltre a diversi parlamentari) sono delusi dai rinvii su provvedimenti che invece avrebbero voluto chiudere più velocemente. Un esempio su tutti sono le parole del sindaco di Milano, Beppe Sala: “Noi combattiamo, ma è difficile essere ottimisti. Questo governo, che sarebbe pure dalla mia parte, non ha una linea chiara”. Conte non ci sta, e lo dice con tono molto spazientito: “In questi giorni c’è un chiacchiericcio, un bla bla quotidiano che ci descrive come un governo attendista, incapace di prendere decisioni risolute. La realtà dei fatti – si difende – dice il contrario, questo governo ha preso decisioni mai assunte prima nella storia repubblicana”. E come esempio lampante cita il lockdown in piena emergenza Covid-19.

Per il prossimo futuro, il premier invita ad attendere poche ore, poi all’inizio della prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà il decreto Semplificazioni (dopo giorni di fortissime tensioni nella maggioranza, peraltro non rientrate ancora del tutto), che definisce “la più coraggiosa mai fatta nel nostro Paese, vedrete”. Conte cerca un allungo importante, così annuncia anche un altro evento in programma per la prossima settimana, il riavvio del tavolo di trattative sulla riforma fiscale, che avrà tre direttrici: “Semplificazione, contrasto all’evasione fiscale, anche tramite la promozione dei pagamenti digitali, e aumento dei redditi disponibili in favore di chi lavora e produce”.

Gualtieri chiarisce, poi, che si ripartirà dal punto lasciato in sospeso dopo la legge di Bilancio e interrotto per l’emergenza Coronavirus: “Questo governo non fa gli annunci ma i fatti“. I sindacati, però, chiedono qualche anticipazione al premier, al termine del Congresso Uil, in un mini-vertice di circa mezz’ora, dal quale i leader Maurizio Landini (Cgil), Annamaria Furlan (Cisl) e Pierpaolo Bombardieri escono con le bocche rigorosamente cucite.

Da lunedì si tornerà a parlare anche di legge elettorale nell’agorà politica. Anche in questo caso, la strada per la maggioranza è in salita. Assodato che Italia Viva ora chiede un maggioritario, sfilandosi dal proporzionale su cui era stata impostata l’intesa di massima con gli alleati nel gennaio scorso, ora Conte e le forze politiche che lo sostengono dovranno fronteggiare anche l’avanzata del centrodestra e di Matteo Salvini. Il leader della Lega, dopo la manifestazione unitaria di Lega, FdI e FI, infatti, lancia un messaggio chiaro: “Se vogliono approvare una legge elettorale moderna, efficiente, maggioritaria, noi ci siamo. Se vogliono il proporzionale per tornare ai partitini all’1%, no“. L’importante, sottolinea il segretario del Carroccio, è che non sia “un modo per tirare a campare”.