Il Mes, il famoso fondo Salva Stati che in questi giorni sta mettendo a rischio la tenuta del governo Conte, fa parte di un pacchetto di 4 pilastri europei (Sure, Bei, Mes, Next Generation Eu). È il pacchetto Europa, quello che è stato chiamato “il momento Hamilton”, o “momento Merkel”, vale a dire la strategia dell’Europa per la ricostruzione post Covid-19.  Il governo, di questi 4 pilastri finanziari, vorrebbe fare il cherry peaking, ovvero pescare il fior da fiore tra uno strumento e l’altro: il Sure va bene o no per pagare la cassintegrazione? La Bei va bene o no per gli investimenti e per le start up delle imprese tecnologiche? Il Mes va bene o no per pagare le spese straordinarie sanitarie (dirette ed indirette)?

Il Next Generation Eu va bene o no per gli investimenti in digital economy e green economy?Hanno condizionalità o non le hanno? Ricordiamolo, a scanso di equivoci. Tutti questi strumenti sono, ovviamente e necessariamente, soggetti a condizionalità. Sarebbe strano il contrario e fuori da qualsiasi logica di mercato. Il cherry peaking rischia di precluderci la possibilità del ventilato “prestito ponte” di cui si parla, in attesa della piena operatività del Next Generation Fund Eu. Nelle ultime ore, i sovranisti del centrodestra, in divertente sintonia con i sovranisti grillini, hanno aumentato la pressione sul presidente del Consiglio affinché non faccia ricorso al Mes. Con una lettera pubblicata dal Corriere della Sera di ieri, il leader della Lega Matteo Salvini ha definito lo strumento una ipoteca sul futuro delle nuove generazioni, una trappola ordita dall’Europa per mettere al guinzaglio l’Italia, un modo per ricattare il nostro Paese e tenerlo sotto scacco, come avvenuto con la Grecia durante la crisi del 2008. Peccato che la posizione dell’amico Salvini, sul tema, sia destituita di ogni fondamento politico e normativo e fuori da ogni logica europea. Ma vediamo nel dettaglio cos’ha scritto Salvini nella sua lettera al Corriere della Sera, e le motivazioni per cui le sue obiezioni non sono accettabili.

Il core del ragionamento di Salvini è sintetizzato in questa proposta fatta al premier Conte: «Anziché ipotecare il futuro dei nostri figli, meglio scommettere sull’Italia con l’emissione di buoni del Tesoro». Su questo punto dissento totalmente dalla posizione del leader della Lega. L’indebitamento di uno Stato attraverso l’emissione di titoli di Stato nazionali è, infatti, quella sì, la vera ipoteca sulle generazioni future, uguale, se non peggiore di quella di un prestito (da una istituzione europea a tasso vicino allo zero), come riconosciuto dalla tradizionale teoria economia (valgano per tutte il principio dell’equivalenza ricardiana e la dimostrazione fatta dall’economista Robert Barro sul fatto che i titoli di Stato non rappresentano ricchezza netta per le famiglie, ma solo una tassazione differita che colpisce le future generazioni). Inoltre, l’idea che l’Italia ce la possa fare da sola a finanziare le spese della crisi si basa sull’errato presupposto che la Bce monetizzi senza limiti il debito pubblico italiano.

Ipotesi già smentita dalla stessa Bce, la quale ha dichiarato apertamente che il programma di acquisto di titoli di stato (Pepp) è da considerarsi solo come temporaneo. La proposta di Salvini non tiene conto, inoltre, delle conseguenze che ci saranno sul mercato dei Btp, una volta che la banca centrale smetterà di acquistarli e, anzi, li dovrà vendere sul mercato secondario. Inoltre, per compensare gli investitori per il maggior rischio dovuto alla detenzione di titoli di uno stato estremamente indebitato, il Tesoro dovrebbe emettere i Btp a rendimenti superiori, aggravando così la spesa per interessi, che non può però salire senza limiti: arriva un punto, infatti, in cui le spese per interessi in proporzione al gettito fiscale diventano talmente alte da non poter più essere pagate. È il default.

Secondariamente, Matteo Salvini ha scritto che «Il Mes è un prestito vincolato: significa che a parte l’ammodernamento degli ospedali e la ristrutturazione delle Asl, tutti gli altri obiettivi snocciolati dal segretario del Pd Nicola Zingaretti nel suo intervento al Corriere della Sera, sono fuori tema. Il Mes non è pensato per alimentare gli investimenti nella ricerca, la rivoluzione digitale, il rafforzamento della medicina di base, la riforma dei servizi per anziani e malati cronici, l’aumento di investimenti per il personale sanitario, l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, le borse di studio, l’aumento dei posti finanziati per gli specializzandi o altri obiettivi generici.” È questa una affermazione non corrispondente al vero, perché il prestito Mes, così come stabilito dall’Eurogruppo dello scorso 8 Maggio, può essere utilizzato per il pagamento di spese sanitarie dirette e indirette, non solamente per quelle di «edilizia sanitaria» come afferma Salvini.

Infine, Salvini ha dichiarato che «le condizioni proposte sembrano innocue, ma i Trattati e i Regolamenti (in particolare, il cosiddetto two pack del 2013) consentono di modificarle successivamente. Lo ammettono anche Gentiloni e Dombrovskis nella loro lettera del 5 maggio, promettendo di non inasprirle. Una missiva non è fonte di diritto con valore vincolante. Chi ci assicura che tra dieci anni, quando la crisi Covid sarà un ricordo lontano, ci saranno le stesse volontà e gli stessi equilibri politici?

L’Italia resterebbe in balia degli umori europei: pollice su o pollice giù? Vita o morte?». È una frase questa che non trova riscontro nei documenti comunitari che fissano le regole del prestito e parte semplicemente dal presupposto che l’Europa voglia fregarci. Sulla visione euroscettica della Lega ovviamente non abbiamo nulla da dire, dal momento che consideriamo al contrario l’Europa come la nostra casa. In più, ricordiamo a Salvini che l’Eurogruppo dell’8 Maggio, nella sua dichiarazione conclusiva ufficiale pubblicata sul sito internet, ha infatti stabilito che lo Stato richiedente la linea di credito Mes sarà soggetto sì a sorveglianza rafforzata, effettuata dalla Commissione europea (della Bce, evocata da Salvini, non si fa alcuna menzione), dal momento che la stessa Commissione europea, in una lettera inviata al presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno datata 7 maggio, firmata da Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis, ha confermato che la sorveglianza, però, riguarderà soltanto le spese dirette e indirette, e che per questo emenderà il Regolamento delegato (EU) No 877/2013. Ha dichiarato, inoltre, che, considerando la situazione sanitaria derivata dalla pandemia, non c’è ragione per attivare gli articoli 3(3) e 3(4) del Regolamento (Eu) No 472/2013 in relazione alla necessità di avere informazioni sul sistema finanziario del paese richiedente.

Ancora, la Commissione ha deciso che non effettuerà delle missioni ad hoc presso il paese richiedente aggiuntive a quelle che hanno luogo regolarmente. In più, la stessa Commissione ha scritto che non sarà applicato, per il caso delle linee di credito Mes, l’articolo 7 del Regolamento (Eu) No 472/2013 in relazione al programma di aggiustamento macroeconomico e che non ritiene necessaria neanche l’attivazione dell’articolo 14(2) e (4) del Regolamento (Eu) No 472/2013 relativo alla reportistica addizionale sul sistema finanziario del paese richiedente e la necessità di adottare misure correttive. Come si può quindi vedere, il regime di monitoraggio previsto da uno Stato sottoposto a rigida sorveglianza macroeconomica è stato categoricamente escluso proprio da Bruxelles.

«Ci sarà quindi la possibilità di subire altri diktat. La patrimoniale. Una bastonata alle pensioni. Un inasprimento dell’Iva», ha scritto infine Salvini. Ma, anche in questo caso, in nessun documento ufficiale della Commissione Europea o dell’Esm si fa mai menzione a queste misure. Le riforme strutturali che l’Italia dovrà fare rientrano semmai nelle condizionalità del Next Generation Ue Fund, anche se per programmi di spesa legati ai programmi di interesse europeo sulla digitalizzazione, sulla green economy e sulla resilienza europea. La Lega, infine, in altre occasioni, ha sostenuto la posizione secondo la quale sarebbe pericoloso rivolgersi al Mes, perché si tratterebbe di un creditore “privilegiato”, ovvero che dovrebbe essere pagato per primo dal Tesoro e per questo, in grado di rendere più rischiosi i Btp ordinari venduti agli investitori che privilegiati non sono. Questa posizione però non è veritiera, perché la componente privilegiata del debito ammonterebbe a solo 37 miliardi su oltre 2.500 miliardi complessivi, ovvero l’1,4% del debito totale.

A questo riguardo, una domanda la facciamo noi all’amico Salvini: perché Mes no ma Next Generation Fund Eu sì, visto che appunto le condizionalità di quest’ultimo sono particolarmente (e a ragione) forti e per l’Italia tradizionalmente difficili da realizzare? Ci sembrano due pesi e due misure: sì alla Bce senza considerarne gli effetti di medio periodo; sì al Next Generation Fund Eu, senza valutare il difficile percorso delle riforme necessarie. La posizione dei nostri sovranisti (di destra e di Governo) sembra più che altro dettata da ideologismi opportunistici, funzionali al consenso di breve periodo, non ad argomenti seri e fondati. Cari Salvini, Meloni e Di Maio, e se la smettessimo, per il bene del Paese, di scherzare col fuoco?