In attesa che Casaleggio sblocchi la piattaforma Rousseau, nelle more del divorzio del secolo tra Davide e Beppe Grillo, Giuseppe Conte sta mettendo mano all’organizzazione del succedaneo dei Cinque Stelle. Senza Rousseau il passaggio di consegne del Movimento nelle mani dell’ex premier è inibito, bloccato a monte dall’impossibilità di votarlo. E la guerra di logoramento avrebbe spazientito l’Avvocato del popolo. Dopo la foto sulla spiaggia di Bibbona con Grillo, Conte ha lesinato le apparizioni in pubblico. Ma a Firenze segnalano un intenso viavai dal suo studio legale, nel frattempo riaperto.

Luci accese fino a tardi. Stanco dei ricatti milanesi, sta lavorando ad un soggetto nuovo, dal nome che Il Riformista ha anticipato ieri: Italia Più 2050. E ieri l’associazione “ItaliaPiù2050” ha mosso i primi vagiti. Per ora è un sito web, registrato lo scorso 11 marzo da Diego Antonio Nesci, vulcanico e poliedrico “enfant prodige” che ha dato vita a Parole Guerriere, una associazione della galassia 5 Stelle da cui pure ha saputo tenere una prudente distanza di sicurezza. È avvocato anche Nesci, anzi: abogado. Con l’esame fatto in Spagna. Il sito che incanala subito verso una procedura di iscrizione, un tesseramento vero e proprio basato su un doppio livello: si può essere Aderente, senza versare alcuna quota, oppure Socio ordinario, versando dieci euro. Bisogna sottoscrivere una accettazione tramite modulistica intestata alla associazione “P.G. Italia”. Non tutti possono iscriversi automaticamente, però: provandoci, veniamo rimandati all’approvazione di un Consiglio Direttivo. Che dunque deve già esistere, anche se il sito fino a ieri sera non presentava alcun organigramma. Qualche nome, a forza di chiedere, salta fuori.

Il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, twitta: «Italia Più 2050 è la naturale evoluzione del think-tank Parole Guerriere e si muoverà nel solco tracciato da Beppe Grillo per il M5S guidato da Giuseppe Conte. Per mettere radici sui territori, per promuovere la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile in Italia». Si parla di 40 parlamentari M5S già coinvolti, tra cui spiccano oltre a Brescia anche Carlo Sibilia, Mirella Liuzzi, Maurizio Cattoi, Emanuele Scagliusi, Fabrizio Trentacoste. Per loro la quota di iscrizione, quali soggetti fondatori, sarebbe di 3000 euro, il boost iniziale necessario a far decollare una macchina destinata a soppiantare il sistema Casaleggio-Rousseau. E a “internalizzare” la funzione dello “Scudo della Rete” grazie a un fondo ad hoc. Una mossa che va di pari passo con la ricerca di un nuovo strumento tecnologico per sostituire Rousseau, dal momento che il divorzio tra i 5 Stelle e la piattaforma di Casaleggio appare ormai quasi scontato.

Nel frattempo il M5S, tramite il tesoriere Claudio Cominardi, ha aperto un conto in banca dove confluiranno i soldi che, da mesi ormai, i parlamentari pentastellati hanno smesso di versare all’Associazione di Casaleggio. E si fanno sempre più insistenti le voci che vorrebbero Conte pronto ad adire le vie legali per sbrogliare la matassa Rousseau. «Mi auguro» che non si finisca in un’Aula di Tribunale per risolvere le controversie tra il M5S e l’Associazione Rousseau «e che prevalga il buonsenso. Certo, se si continua a dire che il Movimento 5 Stelle deve 450mila euro a Rousseau è difficile che ci sia un’alternativa», ha fatto sapere il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli. E Lombardi, altra lealista contiana appena diventata Assessore in Regione Lazio, rincara: «I conti non tornano, abbiamo rilevato che Rousseau ha incamerato, solo nel 2019, per lo Scudo della Rete, 320mila euro, ne ha spesi 20mila e ne ha accantonati 125mila nel fondo per le spese legali. Restano ben 175mila euro che avrebbero potuto finanziare abbondantemente il servizio, senza la necessità di doverlo sospendere. Cosa che invece è stata fatta».

La diatriba non si appiana e Conte potrebbe mettere in pista la sua salda dotazione giuridica: se Casaleggio vuole la guerra, potrebbe averla. “Parole guerriere” d’altronde è tutto dire. Nesci, che traghetta questa sigla verso la sua “naturale evoluzione” di ItaliaPiù 2050, è un notorio anti-Davide. Meridionale orgoglioso, è il fratello di Dalila Nesci, attuale sottosegretaria per il Sud e la coesione territoriale, che ieri sera ha twittato: «Benvenuta Italia Più 2050 per sostenere il M5S guidato da Conte». A ben guardare, Italia2050 è però un progetto politico registrato da altri: l’imprenditore lombardo di origini persiane, Karim Shahir Barzegar, di Azienda Italia, lo rivendica: «Un anno fa abbiamo aperto una associazione sull’esempio del modello anglosassone, per portare proposte alla politica in maniera apartitica, parlare al decisore politico per rappresentare il mondo del lavoro trasversalmente», ci dice.

Decine di incontri tra Roma e Milano, un documento intitolato “Piano strategico Italia 2050” che è arrivato alla Presidenza del Consiglio ai tempi di Conte. Peraltro avendo avuto cura di registrare il marchio presso la piattaforma europea Proofy, dove il programma politico e il marchio Italia 2050 è stato depositato erga omnes. Nessuna conflittualità in vista, però. «Volevamo indicare un orizzonte ampio per la politica che deve saper guardare al dopo, non solo all’oggi. Se abbiamo ispirato qualcuno ne siamo felici. Rivendichiamo la paternità dell’idea, ma il bello delle idee, in politica, è farle circolare».

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.