Sono sicura che Phil Hogan, dinanzi all’Amministrazione Usa e nel corso dei colloqui su temi sensibilissimi come la questione Airbus-Boeing, la digital tax francese, l’automotive tedesco, abbia messo in campo con la giusta determinazione e fermezza, come noi avevamo espressamente sollecitato, tutto quanto la diplomazia può per evitare l’enorme minaccia che continua ad addensarsi sull’agroalimentare italiano ed europeo.

Allo stesso tempo sono altrettanto sicura che l’Amministrazione Usa non possa ignorare o snobbare quelle ventiquattromila firme contro i nuovi dazi sul vino europeo ed italiano inviate da fornitori, importatori, distributori, piccole aziende e consumatori americani in risposta alla consultazione pubblica lanciata dal Dipartimento del Commercio Americano, come sottolinea con forza l’Unione Italiana Vini.

Firme non solo di consumatori americani appassionati della nostra cucina e dei sapori del made in Italy ma anche di segmenti economici statunitensi che dai dazi si sentono minacciati per le loro attività di import-export. Quello di cui sono però ancora più sicura è che, dinanzi a quanto già in vigore e che sta penalizzando prodotti di straordinaria eccellenza, e alla minaccia di nuove e ancora più pesanti sanzioni sui nostri prodotti, l’Europa non può e non deve stare ferma.

E altrettanto certa di dover respingere al mittente questo modello arrogante di sovranismo. In Europa e fuori dall’Europa. Una lezione per tutti quelli che confondono l’interesse nazionale con la pericolosa nazionalizzazione degli interessi. Servono segnali forti. Più di quelli già decisi, ad esempio, a sostegno dell’export agroalimentare europeo nei paesi terzi, importanti ma evidentemente insufficienti.

Qui, legittimo interesse nazionale e autorevolezza sovranazionale europea si tengono fortemente. Ed è esattamente il senso dell’incontro che avrò il 30 gennaio prossimo a Roma con il Ministro dell’Agricoltura degli Stati Uniti, Sonny Perdue. A cui non solo ribadirò il nostro “no” determinato a ogni forma di guerra commerciale ma dirò una cosa semplice: l’Italia non resterà con le mani in mano. Saremo negli Stati Uniti con una grande campagna di informazione e comunicazione capace di parlare direttamente ai consumatori americani, che possono diventare il nostro migliore alleato.

Nel frattempo, il da farsi in Europa è evidente. Costituire immediatamente un Fondo ad hoc, senza assolutamente intaccare le risorse della politica agricola europea, per affrontare questa e altre crisi commerciali e soprattutto, nell’immediato, sostenere le nostre aziende. Mantenere l’unità d’azione europea e la coesione tra gli stati membri che la strategia dell’amministrazione statunitense sta a colpi di dazi tentando di minare. E’ questo, in estrema sintesi, quello che ho sollecitato al Commissario Hogan e ribadito nei Consigli europei dei Ministri dell’Agricoltura in questi mesi. Gli sforzi negoziali, che certo non si esauriscono con la missione diplomatica di questi giorni, sono assolutamente necessari per difendere l’agricoltura e l’agroalimentare europei.

61 anni, pugliese, abbandona giovanissima gli studi dopo la licenza di terza media per andare a lavorare nei campi. Entra poco dopo nel sindacato, impegnandosi contro la piaga del caporalato e diventando poi dirigente nazionale. Diventa deputata nelle file del PD nel 2008, poi Vice Ministra dello Sviluppo Economico dei Governi Renzi e Gentiloni. È Ministra dell'Agricoltura del Governo Conte II e capo delegazione del partito Italia Viva.