Per motivi di stress e per non addossarsi tutte le responsabilità politiche di un momento delicato. Queste le motivazioni, riferite dal National Intelligence Service e citate dall’agenzia Yonhap, che hanno portato il leader della Corea del Nord Kim Jong Un a trasferire parte delle sue autorità alla sorella, Kim Yo-jong, al momento alla guida degli affari interni.

Non si tratta dell’ultima delega emersa negli ultimi giorni a Pyongyang: il controllo dell’economia è stato infatti messo nelle mani del numero due della Commissione Affari Statali presieduta dallo stesso Kim, Pak Pong-ju, e del nuovo primo ministro, Kim Tok-hun. A Kim Yo-jong spetta comunque la fetta più grande del potere diviso.

La sorella del dittatore, che comunque mantiene la sua autorità assoluta, è difatti la numero due del regime. Nei mesi scorsi si era anche ventilata di una sua successione al potere: agli inizi di maggio Kim Jong-Un era apparso in una fabbrica dopo tre settimane di assenza durante le quali era stato ipotizzata la sua morte.

Sul piano militare, altre responsabilità sono state delegate al direttore del dipartimento per gli Affari Militari del Partito dei Lavoratori, Choe Pu-il, e al vice presidente della Commissione Militare Centrale, Ri Pyong-chol. Scopo delle decisioni è stato quello di “alleviare lo stress di Kim ed evitare la colpa in caso di fallimento delle politiche”, fa sapere l’agenzia di spionaggio.