Sono 30.550 i nuovi casi di contagio registrati in Italia nel bollettino di mercoledì 4 novembre ed emersi dall’analisi di 211.831 tamponi. Ieri i nuovi casi erano stati 28.244 con 182.287 tamponi. Secondo giorno di fila con oltre 300 vittime (non accadeva da maggio). I decessi accertati sono 352, uno in meno rispetto al dato di 24 ore fa, per un totale di 39.764 dall’inizio della pandemia.

Il totale dei casi da febbraio a oggi sfiora gli 800mila (790.377). Sempre nelle ultime 24 ore i pazienti guariti/dimessi sono stati 5.103 portando così il totale a 307.378. Il numero di attualmente positivi raggiunge quota 443.235 con un incremento di 25.093 unità.

“Nelle ultime 3 settimane il trend è in aumento anche se negli ultimi giorni vediamo una certa stabilizzazione – commenta Giovanni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute-. Il numero dei positivi sul numero dei tamponi supera il 10%, un segnale non del tutto positivo. Il numeri dei ricoveri è in aumento, anche se non c’è una vera e propria criticità poiché il numeri dei posti in terapia intensiva è aumentato. Oggi abbiamo +67 ricoveri in terapia intensiva e oltre mille in area medica: il trend sembra mostrare una certa stabilizzazione”.

Nelle ultime 24 ore sono stati ricoverati 67 pazienti in terapia intensiva per curare il Covid-19, portando così il totale a 2.292. In degenza ordinaria ci sono 22.116 pazienti, in isolamento domiciliare 418.827 persone.

LE REGIONI CON PIU’ CASI – In Lombardia ci sono 7.758 casi. Seguono Campania (4.181), Piemonte (3.577), Veneto (2.436), Lazio (2.432), Toscana (1.828), Emilia-Romagna (1.758), Sibilia (1.155), Liguria (1.122).

REGIONI ZONA ROSSA – Le cosiddette Regioni ‘allerta rossa’ dell’emergenza Covid “sono ancora in via di valutazione”. Lo sottolinea il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, durante la conferenza stampa sull’analisi della situazione epidemiologica in Italia. “Lombardia, Piemonte e Campania le regioni più colpite in questo momento dall’epidemia di Coronavirus” ma “l’automatismo per la definizione delle zone rosse” nelle quali introdurre restrizioni è già previsto anche nel Dpcm ma questo “non vuol dire che sia tutto così facile”. “L’RT -spiega – è un indicatore di stima che arriva da modelli automatici ma da solo potrebbe essere anche fallace. Si deve vedere anche la resilienza e questo rende più sofisticato il meccanismo. Si tratta di un parametro che è un insieme di 21 indicatori compresi quelli di resilienza ed è su questo che si sta ragionando”.