L’epidemia di coronavirus ha una prima vittima di nazionalità non cinese. È un 60enne americano deceduto in un ospedale di Wuhan. La conferma è arrivata dall’ambasciata statunitense a Pechino. Sempre a Wuhan c’è anche la morte sospetta di un giapponese, potrebbe trattarsi sempre di coronavirus. Il numero delle vittime sale a 724, con i contagiati che sfiorano i 35.000. Altri tre casi di positività anche sulla nave da crociera all’ancora in Giappone, a bordo della quale ci sono anche 35 italiani. “Sta bene” il connazionale ricoverato allo Spallanzani. Hong Kong intanto impone la quarantena per chi entra.

Le autorità sanitarie cinesi, citate da Tokyo, ritengono che il giapponese sia deceduto probabilmente per il coronavirus perché l’uomo, sulla sessantina, è stato sopraffatto da una polmonite virale acuta. Il Giappone ha registrato 25 casi d’infezione, oltre ai 64 che erano a bordo della nave da crociera all’ancora a Yokohama e sono ora ricoverati.

Hong Kong si è data nuove regole per contenere l’epidemia di coronavirus e ha imposto 14 giorni di quarantena per chiunque entri nel territorio semiautonomo dalla Cina continentale, con rischio di finire in carcere per chi la violi. I visitatori, fanno sapere le autorità citate da Bbc, potranno isolarsi in albergo o in centri gestiti dal governo, i residenti nelle loro case. Chi viene sorpreso in pubblico durante la quarantena rischia una multa e una condanna detentiva.

Continua il blocco dei voli Cina-Italia – Intanto il blocco dei voli Cina-Italia resta attivo.  Una posizione che sta creando crescenti malumori non solo nel Paese asiatico ma anche nel tessuto imprenditoriale italiano e in particolare nel settore del turismo, alle prese con cancellazioni e mancati ricavi. L’ambasciata a Pechino inoltre in serata ha comunicato la chiusura, così come degli altri uffici pubblici, dei centri autorizzati per la concessione dei visti in Cina fino al 16 febbraio, per ridurre il rischio di contagi. Già una settimana fa, era stata sospesa la concessione di visti per l’Italia da parte delle stesse agenzie (resta la possibilità di rivolgersi alle strutture consolari per motivi familiari o casi di conclamata urgenza).

La capitale cinese, dopo un incontro giovedì tra il vice ministro Qin Gang e l’ambasciatore Luca Ferrari, ha attribuito all’Italia la volontà di far ripartire alcuni collegamenti aerei interrotti. Un’intenzione smentita prima dal ministro della Salute, poi dalla Farnesina. “Il blocco dei voli – si è incaricato di spiegare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio da Madrid – è una misura presa per affrontare l’emergenza nell’immediato e, finché le autorità sanitarie ci diranno che è opportuna, continueremo a tenerla in atto”. Mentre il console generale della Repubblica popolare cinese a Milano, Song Xuefeng, è tornato a insistere perché gli aerei riprendano a volare, “per recuperare la collaborazione fra i due Paesi”. “Abbiamo bisogno di medici e di amicizia per prevenire e controllare questa epidemia invece di pregiudizi e paura. La comunità cinese qui ama la Cina e l’Italia e contribuisce alla società. Spero che i cittadini cinesi abbiano la garanzia di venire qui e fare business”, ha esortato Song.

Le reazioni – Intanto, a dispetto del blocco dei voli diretti, oltre 400 cinesi costretti a rimanere in Italia sono stati riportati in Cina dalla Sichuan Airlines, con dei rientri organizzati. Giovedì il governo di Pechino aveva presentato una protesta formale nei confronti di chi ha sospeso i collegamenti aerei. In Europa l’Italia è l’unica ad avere adottato questo passo. “Ma altri Paesi hanno preso altre misure”, ha sottolineato Di Maio, ricordando quelle capitali che hanno invitato i propri cittadini a rientrare in patria, come Francia, Gran Bretagna e Germania. Altri hanno deciso di negare l’ingresso nel Paese a visitatori provenienti dalla Cina come gli Usa, l’Australia, l’Iran, il Vietnam, il Qatar, Singapore e l’Uzbekistan. La Russia, fin da subito, ha invece chiuso le proprie frontiere con il vicino asiatico. Misure che la Cina ha definito nei giorni scorsi “esagerate”, lamentando i danni agli scambi economici e alla cooperazione internazionale. Una preoccupazione condivisa dal tessuto imprenditoriale italiano, che proprio nell’anno del turismo e della cultura Italia-Cina sperava di assistere a un boom di prenotazioni e soggiorni e invece si ritrova a fare la conta dei danni, con gli hotel costretti a raffiche di rimborsi per le cancellazioni.

L’italiano contagiato – Buone le condizioni del ragazzo emiliano contagiato dal coronavirus ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma. E intanto riparte quarantena per i 55 connazionali in isolamento alla Cecchignola, che saranno sottoposti con cadenza regolare a nuovi test. E se il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito tranquillizza, poiché “in Italia non c’è circolazione locale del virus”, resta “improbabile” il rischio di contagio da soggetti asintomatici secondo l’epidemiologo Gianni Rezza.