“Forti criticità dei servizi territoriali” che implicano “il raggiungimento attuale o imminente delle soglie critiche di occupazione dei servizi ospedalieri in tutte le Regioni/PA”. È questo l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità sulle enormi difficoltà che si stanno verificando in Italia. Lo si legge nel rapporto relativo al periodo dal 26 ottobre al 1 novembre.

Un allarme che segue quello della Federazione degli Ordini dei medici sulla necessità di un nuovo lockdown totale. “Tra un mese, se questo trend dovesse rimanere invariato, avremo altri diecimila morti in più e supereremo la soglia fatidica dei 5mila posti letto in terapia intensiva. Lo scenario che si prospetta è drammatico”, ha dichiarato il presidente di Fnomceo, Filippo Anelli.

La preoccupazione nelle corsie degli ospedali per il coronavirus e i suoi effetti è alle stelle. Il grido di allarme arriva anche da anestesisti, rianimatori e infermieri che, da Nord a Sud, raccontano le difficoltà che si vivono nei reparti ogni giorno. I visi segnati dalle mascherine portate per ore, lo stress di rivivere la situazione di marzo e aprile, la pressione negli ospedali in aumento. Sono solo alcuni dei fattori che spingono i camici bianchi a chiedere una stretta totale.

D’altronde, sottolinea Anelli, “i dati di questa settimana purtroppo non ci fanno prevedere nulla di buono. Mediamente abbiamo registrato in quest’ultima settimana mille ricoverati al giorno, 110 in terapia intensiva, 25mila in isolamento domiciliare e oltre 300 morti al giorno”. E anche i farmacisti, in prima linea dal primo giorno, sono costretti a contare i morti. Sono 16 quelli già caduti dall’inizio della pandemia. L’ultimo, Pacifico Dubbioso, 52 anni, lavorava con il fratello a Somma Vesuviana, nell’hinterland di Napoli. “Avevamo sperato di non dover più scrivere altri nomi nella lista dei farmacisti colpiti dalla pandemia mentre operavano al servizio dei cittadini, ma purtroppo non è così”, il commento amaro di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani. Il farmacista deceduto “era giovane e non aveva altre malattie e questa è una ben triste conferma della pericolosità del nemico che il Paese sta fronteggiando”, sottolinea il numero uno della Fofi.

La situazione, insomma, è tutt’altro che sotto controllo. “Abbiamo raggiunto livelli abbastanza critici, le file delle ambulanze ai pronto soccorsi si registrano dappertutto, le terapie intensive cominciano ad avere numeri importanti e entro fine mese raggiungeremo i 5mila posti occupati che sono il limite che per noi doveva essere invalicabile”, segnala poi il presidente della Fnomceo, secondo cui “il dramma degli ospedali è il sovraccarico di lavoro che è evidente“. Ma fanno sentire la propria voce anche gli infermieri, dalla Toscana al Piemonte. “In una sola settimana i contagi tra gli operatori sanitari della Toscana sono più che raddoppiati: erano 500 nel mese di ottobre, oggi sono oltre 1200. Senza contare i casi delle Rsa, di cui non abbiamo dati certi”, è l’allarme lanciato da Giampaolo Giannoni, segretario del Nursind, sindacato autonomo degli infermieri, che già all’inizio del mese aveva chiesto che fosse convocato urgentemente un tavolo in Regione.

E gli fanno eco i colleghi piemontesi del Nursing Up secondo cui “l’unica strada per provare ad uscire dall’emergenza enorme che stiamo affrontando per la diffusione dei contagi Covid è potenziare immediatamente la medicina/assistenza territoriale”. Il motivo? “Di questo passo – sottolineano – lo schianto del sistema sanitario è inevitabile”.

Fonte: LaPresse