Per Domenico Arcuri non c’è alcuna emergenza nelle terapie intensive. Il commissario straordinario dell’emergenza coronavirus, aspramente criticato da più fronti per come ha gestito la fornitura di Dpi ai medici, per la querelle sui banchi con le rotelle a scuola e che a breve dovrà occuparsi anche dalla logistica riguardante il vaccino anti-Covid, “oggi abbiamo 10 mila terapie intensive e il prossimo mese arriveremo a 11.300”.

“Attualmente ci sono circa 3.300 ricoverati in terapia intensiva (per Covid, ndr), quindi la pressione su questi reparti non c’è”, ha detto Arcuri parlando conferenza “Finanza e sistema Paese un anno dopo” della Digital Finance Community Week, dove ha sottolineato lo sforzo fatto dal Paese in questi mesi. “In Germania a marzo c’erano 30 mila posti di terapia intensiva, sei volte di più che in Italia, dove erano 5 mila; al picco abbiamo avuto nel nostro Paese circa 7 mila pazienti in rianimazione, duemila di più della totale capienza dei reparti”, ha ricordato l’AD di Invitalia.

Le parole di Arcuri ‘cozzano’ con la realtà evidenziata dai numeri presenti nell’ultimo report (aggiornato al 13 novembre) dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). In dieci regioni, più la provincia autonoma di Bolzano, è stata sforata la soglia critica di saturazione delle terapie intensive, fissata al 30 per cento, con casi allarmanti come l’Umbria dove la percentuale arriva addirittura al 54%.

Il commissario straordinario ha ricordato quindi come l’emergenza “ha messo a nudo le fragilità dell’intero sistema” Paese, sottolineando come l’Italia sia stata “l’epicentro della prima ondata: a marzo eravamo il secondo Paese al mondo per numero di contagiati, il primo in Europa a essere colpito e quello che nella prima ondata ha pagato di più i costi dell’epidemia. Oggi siamo il decimo Paese del mondo per numero di contagiati, nonostante la recrudescenza delle ultime settimane”.

Coronavirus che rappresenta per Arcuri “la grande emergenza degli ultimi 70 anni: il virus ha colpito 1 cittadino su 51 e determinato oltre 45 mila morti. Sono numeri impressionanti. L’emergenza ha messo a nuovo le fragilità del sistema, ma ha anche messo in evidenza straordinarie capacità spesso sconosciute e inaspettate”, ha proseguito Arcuri ponendo l’accento sul “federalismo di fatto” dello Stato italiano che determina un’organizzazione disomogenea sul territorio.

“Dovremo ragionare su questa debolezza”, ha aggiunto il commissario ricordando, allo stesso tempo, la reazione del sistema Paese con il ripristino di una produzione di mascherine ormai abbandonata in Italia e l’aumento delle capacità della Siare Engineering nell’assemblaggio di dispositivi per le terapie intensive. In entrambi i casi “l’intervento pubblico e l’intrapresa privata” ha consentito di mettere in atto una reazione “straordinaria”.

Per il futuro Arcuri ha espresso quindi l’auspicio che si colga l’opportunità di un mondo “che non sarà più come prima” nel post-pandemia e che si ponga più attenzione su alcuni fattori strategici come la sanità e l’istruzione, i due ambiti su cui maggiormente è intervenuta la struttura commissariale.