Chi di noi guiderebbe spedito, con una nebbia così fitta che non si sa cosa c’è dopo 100 metri? Nessuno. Invece è quello che si chiede ad ogni funzionario che debba varare un atto. Quando si tratta di gestione pubblica, il caos delle norme o l’urgenza delle decisioni non sono esimenti né attenuanti. Dalla presunzione di innocenza si passa in automatico alla presunzione di colpevolezza.

Cosa interessa di più al cittadino o all’impresa?

Da queste premesse nasce l’abnorme estensione del concetto di danno erariale. Una fattispecie che nel tempo ha perso ogni confine reale. La ‘’fuga dalla firma’’ è il corollario inevitabile di questo clima. Il decisore opera in un labirinto di regole confuse, pareri contrastanti, norme scritte senza criterio e spesso smentite dalla prassi. Da qui il cronico rallentamento dei procedimenti amministrativi. Atti che nei loro percorsi tortuosi si gonfiano di bollinature e pareri, richiesti sempre più in alto e poi spesso di nuovo scaricati sui livelli inferiori, in un eterno rimpallo che porta alla sostanziale paralisi. Quando si parla di riforma e di valutazione del danno erariale, bisognerebbe partire da questa cruciale domanda: cosa interessa di più al cittadino o all’impresa? Una indefinita caccia al presunto colpevole di presunti abusi, o che i servizi funzionino, i pagamenti vengano erogati, le controversie vengano risolte, l’innovazione si faccia davvero strada?

I danni

Il controllo di legittimità della Corte dei Conti è un perno fondamentale dello stato di diritto e del buon governo. Ma il provvedimento approvato dalle Camere non lo limita: fissa semplicemente dei paletti, per far pesare anche il principio, di equivalente valore, dell’efficienza ed efficacia dell’azione pubblica. In primo luogo, il silenzio-assenso dopo 30 giorni di mancata emissione di un giudizio di legittimità, in secondo la riduzione al 30% del danno dell’eventuale risarcimento, in caso di accertata colpa grave. Un risarcimento che non deve eccedere i due anni di stipendio lordo del funzionario ritenuto responsabile.

Una firma che rovina la vita

Ora, la fattispecie della colpa grave è anch’essa completamente interpretabile. Quindi, si dovrebbe temere, se mai, che questo intervento, più che produrre un altolà ai controlli, confermi l’altolà alle decisioni. Il famigerato colletto bianco può aver varato un atto impeccabile e nella più perfetta buona fede, convinto di agire per il bene pubblico. Ma se ha sbagliato una virgola, e un giudice se ne accorge 10 anni dopo, dovrà comunque levarsi dalle tasche due anni di stipendio lordo. Una firma che continua a poterti rovinare la carriera e la vita.

Ma è davvero irreale sperare in un sistema in cui lo Stato stabilisca che la tutela del decisore pubblico non è un privilegio ma un valore di interesse generale? Che il vero danno erariale non è l’errore di chi prova a fare, ma la rassegnazione di chi blocca e di chi fugge? Nell’attesa, becchiamoci il giustizialismo di chi si straccia le vesti per una legge che sancisce il minimo sindacale dell’efficienza statale. Casomai qualcuno si decida a firmare davvero qualcosa.