Nel 1977 ci sparavamo. Anche chi non era armato sapeva di avere intorno e vicino persone che portavano un’arma, Morti ammazzati a decine, Brigate Rosse in azione, i Nap (Nuclei di azione proletaria) al debutto, i fascisti in genere le prendevano ed erano più cacciati che cacciatori. Francesco Cossiga era ministro di polizia, ovvero degli Interni ed era morta con una revolverata di Stato la manifestante Giorgiana Masi. Cossiga si scriveva col Kappa. Come AmeriKani. Col Kappa. Fu l’anno in cui Luciano Lama, segretario carismatico della Cgil entrò all’Università della Sapienza di Roma per parlare al movimento studentesco e fu sommerso di fischi e costretto ad andarsene. Più che il fatto conta l’impressione del fatto: Lama fischiato dagli studenti? E che è successo?

Il Partito comunista era perplesso e cercava di drenare materiale umano dal movimento per liquidarlo dopo aver scelto le sue pepite più promettenti. I socialisti del neoeletto Bettino Craxi prendevano una inaspettata linea di comprensione e analisi dell’area rivoluzionaria, Autonomia operaia e le stesse Brigate Rosse, tessendo contatti e lasciando che si formasse intorno al Psi un’area contigua e un approdo a tutta la dissidenza di sinistra. Questo atteggiamento fece imbestialire la Dc di Ciriaco De Mita e il Pci di Enrico Berlinguer, Si stava già profilando il fronte che l’anno successivo dividerà la sinistra fra i “trattativisti” e quelli contrari alla trattativa, quando Aldo Moro sarà catturato dalle Brigate Rosse e da chiunque fosse con loro. Ma il Partito Comunista paradossalmente viveva la sua epoca d’oro in Emilia e in particolare nella rossa Bologna governata da Renato Zangheri per oltre tredici anni di continuo successo amministrativo. Un successo tale da spingere gli inviati speciali delle testate giornalistiche straniere a venire a visitare il capoluogo emiliano e capire che cosa avesse di così straordinariamente vincente e diverso il “Pcb” – come veniva scherzosamente chiamato – e cioè il partito comunista bolognese.

Zangheri era stato eletto sindaco nel 1970 ed era uno storico accademico in grado di ampliare le sue conoscenze e il metodo di studio alla città facendone un caso esemplare di decentramento. Il “modello Bologna” piaceva ai giovani ed era in concorrenza con le fumisterie rivoluzionarie. Con Zangheri il Pci poteva dire: noi la rivoluzione la stiamo già facendo, venite a vederci. La città scopriva il piacere della festa insieme a quello dell’organizzazione, fino al celebre concerto rock dei Clash. L’amministrazione Zangheri fu un lungo successo, ma in quell’anno particolare, torbido e insanguinato, rappresentò la miglior pubblicità per il partito anche all’estero e specialmente fra i Democrats americani che vennero a studiare il fenomeno dei comunisti italiani. Fu allora che al Dipartimento di Stato a Washinton prese forma la rivoluzionaria idea: e se favorissimo l’entrata nel governo italiano di questo genere di comunisti, liberandoci di tutti quei democristiani che ci fanno pagare il pizzo per il fatto che l’Italia è la cerniera fra Est e Ovest? Certo, era in fondo lo sviluppo desiderabile del compromesso storico ideato da Berlinguer sulla scia del colpo di Stato del generale Pinochet in Cile.

Naturalmente un tale piano si sarebbe potuto attuare soltanto se Berlinguer si fosse deciso allo strappo netto e definitivo con l’Unione Sovietica. Il ragionamento non solo degli americani, ma della Nato, di Londra e di Bonn (capitale della Repubblica Federale Tedesca) era tutto fondato su un’esigenza militare: non si possono avere come alleati politici di governi nella Nato, persone in grado di passare segreti militari alla controparte nemica sovietica: prima lo strappo, poi vediamo. In campo giornalistico la neonata Repubblica di Eugenio Scalfari era l’organo di stampa di sinistra che a viva voce chiedeva “lo strappo” e l’uscita dal “guado”. Berlinguer intanto sviluppava una ideologia alternativa a quella del comunismo sovietico, puntando sulla diversità morale, quasi razziale, dei comunisti e delle loro “mani pulite”. Quest’espressone, “mani pulite” cominciò a circolare come una citazione di Berlinguer e Bologna si presentava come la vetrina dell’amministrazione intelligente, moderna, pensata a misura d’uomo, una rete di servizi “friendly”, fatti per venire incontro a ogni esigenza, un quasi paradiso. E quando i tafferugli scoppiarono proprio a Bologna, con le squadre dell’Autonomia operaia considerate l’acqua in cui nuotava il pesce brigatista, il Pci prese questa invasione nella sua cristalleria come un’aggressione insostenibile. Probabilmente dal conflitto bolognese con atti di violenza selvaggia, accoltellamenti, colpi di pistola, bastonature, attentati raduni e atti di vandalismo, si profilò definitivamente uno stato di guerra fra il Partito comunista e la sinistra movimentista.

Fino a quel momento il Partito aveva cercato di cooptare e incamerare le migliori teste dei movimenti, ma adesso si vedeva il limite oltre il quale ci sarebbe stata soltanto la guerra, che avrebbe visto il Pci schierato con lo Stato, delegando l’ex partigiano pluridecorato Ugo Pecchioli alla funzione di ministro degli Interni ombra. Aggiungo una mia opinione sulla base della documentazione raccolta nella Commissione d’Inchiesta sullo spionaggio sovietico di cui fui Presidente. Per quanto ho potuto vedere, a Mosca era diventata in quegli anni una priorità sabotare il mito comunista bolognese ed emiliano, proprio perché alternativo a quello sovietico e spendibile per un passaggio del Pci in campo occidentale, come del resto aveva annunciato Enrico Berlinguer nella sua celebre intervista a Giampaolo Pansa allora al Corriere della Sera, in cui ammetteva di “sentirsi molto più sicuro sotto l’ombrello della Nato che non sotto quello sovietico”. Dunque, è lecito immaginare senza troppi sforzi che gran parte delle turbolenze di quell’anno e delle successive rivolte contro il Pci fossero ispirate e organizzate dalle centrali Kgb in Italia, benché – lo ripeto – questa è soltanto un ragionevole e fortemente indiziato, sospetto.

Intanto in Francia gli intellettuali precorrevano i tempi del XXI secolo: il filosofo esistenzialista e comunista Jean Paul Sartre insieme ad un gruppo di accademici presentò al Parlamento francese una petizione per proteggere i minorenni dagli abusi sessuali in casa e sul lavoro, modificando l’età in cui un minore può dirsi “consenziente”. Erano con lui la moglie Simone de Beauvoir, Luis Aragon e molti altri. Era la prima volta che il mondo occidentale affrontava un tale tema avendo sempre considerato gli eventi interni alle mura domestiche come fatti privati e panni sporchi da lavare in casa. Simone de Beauvoir aveva contribuito molto con la sua monumentale opera Il secondo sesso a ricostruire la figura della donna intesa come persona strutturalmente altra rispetto all’uomo, i cui diritti devono essere riconosciuti e garantiti. Insomma, fu un primo grande passo in avanti. Ma erano anche i tempi in cui i comunisti, non solo francesi, si battevano come leoni contro la nascente Unione Europea.

Sartre nello stesso 1977 in cui presentava la sua petizione contro la pedofilia, attaccava violentemente «l’Europa che ci presentano i signori Carter, Schmidt, Giscard e Andreotti (che) non ha alcun rapporto con l’internazionalismo proletario, è estranea all’Europa dei lavoratori che per un secolo è stata l’ideale operaio occidentale e trovo ridicolo l’entusiasmo per le elezioni europee e l’Unione economica. Alla fine, tutto si ridurrà ad un’egemonia della Germania e per un po’ della Francia, con i paesi del sud estremamente vessati e gli inglesi che saranno vinti dalla propria spocchia, pronti a farsi un mercato proprio». L’Unione europea era allora vista come fumo negli occhi dall’Unione Sovietica, almeno finché Michail Gorbaciov non tentò di agganciare le due unioni secondo una strategia che era stata inventata da De Gaulle, che vedeva un’Europa dall’Atlantico agli Urali, dunque Mosca compresa. Dunque, il mondo era ancora spaccato in due, il Pci destava grande interesse oltre che curiosità in Occidente e Bettino Craxi era ancora schierato con Israele. La Repubblica Federale Tedesca era uno Stato con molta grinta. Quando ad ottobre un commando palestinese sequestra un aereo della Lufthansa a Mogadiscio chiedendo la liberazione di alcuni uomini della banda Baader Meinhof (equivalente alle nostre Brigate rosse), da Bonn partì un gruppo di ventotto teste di cuoio del “Grenzschutzgruppe-9” che uccise tre dei quattro dirottatori, e il quarto verrà arrestato subito dopo e tutti gli ostaggi sono liberati.

Ma appare chiaro che palestinesi, banda Meinhof e le nostre sigle eversive sia di sinistra che di destra, sono unite in una internazionale che include anche l’Ira irlandese e l’Eta dei Paesi Baschi. È dunque un mondo in guerra, quel tipo di guerra a bassa intensità che è conseguenza di tre circostanze: impossibilità di combattere e vincere una guerra totale con armi nucleari, presenza e politica di armamenti e finanziamento di eserciti post-coloniali o inquadrati nel conflitto mediorientale e guerra civile latente interna non solo in Italia, ma anche in Francia con Action Dirette e in Germania. Noi vivevamo in questo stato di guerra e ci avevamo fatto l’abitudine, altro che Covid.

CRONOLOGIA DEGLI EVENTI DEL 1977

1º gennaio: terminano ufficialmente le trasmissioni di Carosello e la Rai passa al tipo di spot pubblicitari attuali

18 gennaio: a Catanzaro prende il via il processo per la strage di piazza Fontana

20 gennaio: Jimmy Carter è ufficialmente il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America

1º febbraio: hanno inizio ufficialmente le trasmissioni televisive a colori della Rai

15 febbraio: viene arrestato a Roma il bandito Renato Vallanzasca

2 marzo: in Libia, il colonnello Gheddafi annuncia la nascita della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista

7 marzo: il Partito Radicale chiede l’imputazione del Presidente della Repubblica Giovanni Leone per lo scandalo Lockheed

17 marzo: esce nei cinema Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli, interpretato da Alberto Sordi, tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami

22 marzo: si dimette il primo ministro indiano Indira Gandhi

27 marzo: disastro di Tenerife. Il più grave incidente nella storia dell’aviazione civile in cui perdono la vita 583 passeggeri

2 aprile: viene arrestato il gangster Francis Turatello a Milano

30 aprile: a Buenos Aires, in Argentina, cominciano le manifestazioni pacifiche delle “Madri di Plaza de Mayo” di fronte alla Casa Rosada chiedendo l’apparizione dei loro figli rapiti dalla dittatura militare argentina

3 maggio: prima udienza del processo contro i capi storici delle Brigate Rosse. Sedici giudici popolari inviano un certificato medico per dirsi affetti da “sindrome depressiva” e perciò impossibilitati a esercitare la loro funzione

2 giugno: il Partito Radicale organizza un “sit-in” in Piazza Navona per celebrare l’anniversario del referendum sul divorzio del 1974. La polizia interviene sparando colpi di pistola: sul Ponte Garibaldi muore la studentessa Giorgiana Masi

27 maggio: Enzo Tortora presenta la prima puntata di Portobello

2 giugno: viene gambizzato dalle Brigate Rosse il direttore del Giornale nuovo Indro Montanelli

3 giugno: i brigatisti feriscono alle gambe il direttore del Tg1 Emilio Rossi

16 settembre: muore a Parigi all’età di 53 anni “la divina” Maria Callas

16 novembre: le Brigate Rosse sparano quattro colpi di pistola contro il vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno, che muore dodici giorni dopo

28 novembre: un commando neofascista uccide a coltellate l’operaio comunista Benedetto Petrone

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.