Possiamo dirlo con certezza: il 1981 fu un anno di svolta. Uno dei pochi importanti. La Storia si dipana per snodi, talvolta annunciati ma più spesso arrivati senza alcun preavviso. È talvolta la lettura a ritroso, a distanza di decenni come in questo caso, che permette di cogliere le congiunzioni, gli incroci e le premesse che prima o poi causeranno conseguenze. Negli Stati Uniti inizia l’epoca del repubblicano Ronald Reagan, il quale intende portare al collasso l’impero sovietico che lui chiama l’impero del male, e ci riuscirà. Il modo in cui Reagan riuscì in quell’impresa ci riguarda oggi direttamente per ciò che accade fra Ucraina e Russia di Putin.

Oggi, ne è la diretta conseguenza militare che potrebbe innescare un conflitto di proporzioni apocalittiche. Ciò accade a causa di una trattativa che si svolse allora – molto dopo il 1981, ma figlia di quell’anno – quando Michail Gorbaciov, Presidente sovietico, accettò di sedersi al tavolo con inglesi e americani per contrattare un punto fondamentale: avrebbe o no avuto diritto la Nato, nel nuovo mondo che si andava disegnando senza più la potenza sovietica, di introdursi sui territori delle Repubbliche dellUrss? Ci fu una unga e faticosa trattativa, tutta alla luce del sole e alla fine Gorbaciov preferì ricevere una enorme somma di denaro per il suo Paese in rovina, in cambio della rinuncia all’impegno della Nato a non varcare mai nel futuro (e noi siamo il futuro) le frontiere dell’Urss al collasso. Quella soluzione viene oggi disconosciuta da Vladimir Putin il quale afferma che un eventuale ingresso della Nato in Ucraina – che considera un “buffer state”, uno Stato cuscinetto – è un casus belli, anzi, secondo lui, non è neppure necessario che il fatto avvenga perché la Russia si senta autorizzata ad invadere ed occupare l’Ucraina e lunghissime colonne di Tank russi si ammassano alle frontiera con l’Ucraina, mentre in Russia tutti i giovani sono chiamati a indossare uniformi militari – particolarmente eleganti quelle delle ragazze che marciano con un atteggiamento sia sexy che militaresco – e partecipare ad un addestramento sia tecnico che patriottico, adesso, mentre io scrivo e voi leggete. Sono i fatti che cominciarono ad accadere nel 1981.

Ho preso una abitudine che mi permetto di suggerire a chi ha interesse a seguire questa situazione che potrebbe portare a una guerra mondiale. Il suggerimento è di abbonarsi su YouTube al canale di Vladimir Putin che quasi ogni giorno registra gli interventi politici del leader russo, sottotitolati in inglese. Putin dice oggi che la sua pazienza è finita come anche quella del popolo russo, che i trattati sono stati violati, che la Russia è minacciata al cuore e che la guerra è una opzione accettabile. Il suo ministro degli esteri Lavrov nella stessa occasione ha ammonito l’America e i suoi alleati commettendo una divertente gaffe. Ha detto che l’Occidente con la sua arroganza e le sue pretese, rischia di fare Kamasutra. Voleva dire Harakiri, l’Occidente rischia di uccidersi con le sue stesse mani, ma per un lapsus ha detto che l’Occidente rischia un’orgia di amplessi contorti e stravaganti. Ecco, dunque, un caso reale di Storia che vede i suoi effetti dopo tempi lunghi, quando è difficile ma non impossibile ritrovare il bandolo della matassa. L’inizio della presidenza Reagan fece vomitare tutte le sinistre mondiali per l’orrenda vista di un ex governatore della California ma anche ex attore di film Western. I salotti buoni profetizzarono apocalissi proprio mentre si avviava il processo che avrebbe evitato per decenni lo show-down dell’apocalisse.

I tempi di Reagan coincisero in Italia con il ripiegamento e la sconfitta del terrorismo anche perché la situazione internazionale sconsigliava gli sponsor dci terroristi dal procedere su una strada incerta e anzi sterile. Il novo presidente americano, “di estrema destra”, annuncia di voler tagliare drasticamente le tasse alle imprese per far crescere l’occupazione. E la sua iniziativa riuscirà splendidamente. Gli spareranno per strada dopo pochi mesi, ma si salverà grazie al coraggio di una guardia del corpo. È l’anno in cui le Brigate Rosse italiane (in parte, ma solo in parte eterodirette dalla Stasi tedesco orientale e dal KGB, cioè dai servizi segreti dell’Est) affronteranno la loro sconfitta militare con il rapimento del generale americano Dozier che si risolse in una disfatta il totale. L’opinione pubblica, del resto, ne aveva già abbastanza dell’area contigua alle Brigate Rosse, quella di autonomia operaia che ne costituiva il brodo di coltura. Eravamo alla vigilia dell’”edonismo reaganiano”, espressione inventata da Roberto D’’Agostino, della “Milano da bere”, un moto di liberazione dall’incubo di una guerra nucleare. Al cinema arrivò Indiana Jones e sembrò un miracolo di spensierata avventura fuori contesto da ogni contesto storico o politico, come il primo episodio di Guerre Stellari.

Il primo Personal Computer fu messo sul mercato dalla IBM, allora mostro unico e gigante solitario, ed era un macigno lento, ma rivoluzionario. Si usciva dall’età della pietra ma ancora nessuno avrebbe potuto ipotizzare che un giorno quella nuova macchina avrebbe creato il fenomeno degli influencer. La Grecia entrò in Europa e io, come molti giornalisti, fui scaraventato alla ricerca di un passaggio per entrare in Polonia, perché nel 1981 il coraggioso generale Wojciech Jaruzelski attuò un colpo di Stato preventivo per far passare ai russi la voglia di invadere la Polonia ormai più che febbricitante per la presenza a Roma del papa polacco che cominciava a scardinare il comunismo nel suo Paese. Arrivai in Polonia partendo clandestinamente da Malmö, in Svezia, e trovai un Paese militarizzato. Il generale aveva occhiali da sole scurissimi e non sorrideva mai. Sapeva che a Mosca aveva prevalso la politica del “fraterno aiuto”, cioè dell’invasione con i carri armati di vari Paesi del Patto di Varsavia fra cui quelli tedeschi, e aveva agito fulmineamente: mobilitate le forze armate polacche instaurò un governo dittatoriale d’emergenza che doveva rassicurare i russi: non servono i vostri carri, facciamo da soli. I russi abboccarono e rinunciarono all’invasione che probabilmente avrebbe messo a tacere Lech Walesa e il suo sindacato Solidarnosc fortemente sostenuto dal Papa. Ma la Polonia emergeva dalle nebbie.

A Madrid, celebre scatto fotografico: il 23 febbraio, alla testa di alcuni membri armati della Guardia Civil, il capitano Antonio Tejero irrompe in Parlamento con la pistola in pugno e tenta un colpo di stato falangista. Il re Juan Carlos, allora un giovanottone di buon carattere cresciuto a Roma in adorazione di Sandro Pertini, negò a Tejero e ai suoi pistoleros ogni possibilità di successo. Tejero e i suoi furono arrestati e il golpe di Tejero passò alla storia come una esemplare buffonata che però aveva messo alla prova un regime democratico da poco insediato dopo la lunghissima dittatura militare di Francisco Franco, che era stato sostenuto da Hitler e Mussolini. La Spagna era diventata per sempre una vera democrazia, persino più moderna di molte democrazie europee.

La piaga della guerra civile degli irlandesi contro gli inglesi produsse una catastrofe umanitaria in cui i due contendenti dimostrarono determinazione e cinismo. Uno sciopero della fame dei membri dell’Ira (esercito repubblicano irlandese) nel carcere di Long Kesh. Gli scioperanti chiedevano al governo di Londra una resa politica, ma la baronessa Margareth Thatcher rispose loro che, per quanto la riguardava, quegli uomini dell’Ira potevano anche andare a farsi fottere. Gli scioperanti rifiutarono cibo ed acqua e morirono tutti. Londra aveva vinto. Ma quella ferita non si è mai cicatrizzata e ancora oggi l’Irlanda onora i suoi eroi suicidi e anche a Londra si discute ancora se fosse stata una politica saggia quella di consentire il suicidio in carcere di detenuti politici.

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Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.